«E' vero, mi volevano uccidere»
BOSNASCO«Non mi sono sparato io. Non ricordo chi ha premuto il grilletto, ma sono certo che a fare fuoco è stato qualcun'altro». Il giallo, quindi, resta: anzi, è sempre più fitto. Chi ha sparato ad Ermal Jeshilaj, 25 anni? Ermal è l'albanese che due settimane fa è stato trovato in gravi condizioni sull'erba di un boschetto, tra Bosnasco e Cardazzo: aveva tre ferite di arma da fuoco al petto. Sul terreno c'era un revolver 38 special. Ai primi soccorritori il ferito aveva detto una frase come 'ho fatto tutto da solo", che aveva fatto pensare a un suicidio: ora però la spiegazione dell'accaduto torna in alto mare. Jeshilaj da una settimana ha lasciato la rianimazione dell'ospedale di Voghera ed è stato trasferito nel reparto di chirurgia del nosocomio di Stradella. Non è più in prognosi riservata. Ermal non è stato ancora interrogato ufficialmente sull'accaduto dai carabinieri o dal magistrato che indaga sul suo ferimento: ha avuto però un lungo colloquio con l'avvocato Marco Casali, che lo assiste in alcuni processi che vedono coinvolto il giovane albanese. «Dal punto di vista fisico l'ho trovato molto bene - racconta il legale - Meglio di come potessi sperare. Direi che è stato piuttosto fortunato. Ermal è stato raggiunto da tre colpi: due sono entrati e usciti senza toccare ossa oppure organi vitali; il terzo ha lesionato il polmone, ma i medici sono riusciti a riparare il danno. Inoltre il ragazzo è di fibra molto forte e questo lo aiuterà sicuramente: mi ha detto che vuole tornare a casa al più presto». Le ha raccontato del ferimento? «E' molto confuso e non ricorda bene, ma su una cosa è stato categorico: esclude di essersi sparato da solo». Si era parlato di sostanze stupefacenti, che il giovane aveva assunto prima di mettere in atto il suo gesto, come per darsi coraggio. «Jashilaj esclude anche questo. Ricorda che quella notte aveva dormito a casa della sua compagna, a Bosnasco. Al mattino avrebbe dovuto andare a Corteolona a recuperare la macchina, che era dal meccanico; poi avrebbe dovuto andare a firmare un contratto di lavoro, sempre a Corteolona. Ermal ricorda che stava camminando a piedi, verso la provinciale, in cerca di un passaggio per raggiungere il pavese: poi c'è il buio totale. Mi ha detto anche che vuole uscire presto dall'ospedale per andare sul posto in cui lo hanno trovato, e mi ha chiesto di accompagnarlo: spera che il fatto di rivedere quei luoghi lo aiuti a ricordare cos'è successo. E' sicuro che non si è sparato da solo».