Quell'invalidità negata
Nello scorso mese di dicembre ho subito un intervento per tumore al seno, seguito da un ciclo di radioterapia e devo assumere per 5 anni un antiormonale e tutto ciò mi causa molti effetti collaterali, oltretutto ho anche altre patologie tipo ipotiroidismo, ernia al disco, artrosi diffusa, colesterolemia, eccetera, che risultano dal certificato che ha stilato il mio medico quando ho chiesto l'invalidità civile. A febbraio la commissione medica di Voghera mi ha riconosciuto tale invalidità e l'Inps mi ha mandato il certificato di pensione con l'importo che mi spettava dal mese di febbraio.
Esattamente 2 giorni dopo tale comunicazione, mi è arrivata una lettera da un'altra commissione medica di Pavia che mi ha convocato per un'altra visita. Tale commissione aveva la stessa documentazione medica dell'ospedale e la stessa dichiarazione del mio medico che avevano a Voghera. La dottoressa che ha esaminato tale documentazione, però, mi ha detto che non si fida del certificato del mio medico perché può scriverci ciò che vuole. Ma allora perché lo chiedono? Oltretutto costa 36 euro e non è poco per chi fatica a tirare fine mese.
Per farla breve, io ho un tumore e la dottoressa mi ha esaminata come un ortopedico, come se il tumore non fosse importante, quindi mi ha abbassato la percentuale di invalidità (era 75%, ma lei mi ha riconosciuto solo il 67%) e tutto ciò nel giro di un mese e cosi non mi aspetta più nemmeno un euro.
Chiedo a chi di dovere se è giusto e se le commissioni non hanno lo stesso parametro di valutazione, in fin dei conti il tumore è tumore.
So che altre donne operate come me, che non lavorano come me, hanno invece ottenuto questa invalidità.
Vorrei anche portare a conoscenza a chi di dovere che questi medici ti trattano come se stessi chiedendo qualcosa che non devi avere e ti fanno sentire una ladra. Vorrei però una risposta al perché una commissione giudica diversamente dall'altra e perché questo giudizio è insindacabile, visto che le 2 commissioni non concordano. Io trovo molto ingiusto questo comportamento per cui riproverò a ripresentare la domanda.
Ringrazio anticipatamente chi avrà la cortesia di rispondermi.
Emiliana CimaMontù Beccaria
Gentile signora, sono sicura che chi di dovere vorrà rispondere ai quesiti che lei vuole lanciare attraverso la Provincia pavese. Sono anche convinta che il chiarimento potrà essere utile ad altre persone che si sono trovate o che potrebbero trovarsi in situazioni analoghe alla sua.
C'è un passaggio della sua lettera che merita una sottolineatura in più. Riguarda quella sgradevole sensazione di sentirsi sotto una lente di ingrandimento quasi come un individuo sospetto. Non voglio entrare nel merito del giudizio ma, certo, non è piacevole che, tra i malanni, si debba anche vivere questa sensazione. Su questo, penso, occorrerebbe essere più attenti. Anche quando gli esami sono buoni, anche quando una malattia non è giudicata invalidante, è importante che chi è chiamato a giudicare applichi tutte le delicatezze necessarie. Aggiungo solo, gentile lettrice, che c'è un aspetto positivo che vale la pena sottolineare: oggi, per fortuna, si può convivere neglio anche con qualche acciacco e, oggi più di ieri, anche il cancro può essere combattuto e vinto.
Pierangela Fioranip.fiorani@laprovincia pavese.it