Al Pollini iscrizioni stabili
MORTARA.All'istituto Pollini quest'anno le preiscrizioni ribadiscono un consolidamento delle dimensioni dell'istituto, ma non segnalano un drastico calo rispetto all'anno scorso: «Lo 'sboom" al Pollini c'era stato - spiega il preside Alberto Henin - ma l'anno scorso. Quest'anno parlerei di conferma o di consolidamento di una dimensione che ci porterà ad avere al massimo 35 classi». Il preside ribadisce che i dati degli iscritti in prima registrati a fine febbraio sono lo stesso numero registrato l'anno scorso alla stessa data: 123 licenziandi di terza media, suddivisi in 22 per l'indirizzo agrario, 26 per il sociale e 75 per l'alberghiero. Con una qualche influenza dell'apertura di un corso analogo al sociale ad Abbiategrasso, mentre questi numeri consentono di istituire una classe di agrario senza doverla articolare con una prima di un altro indirizzo. «Per avere un'idea del significato a medio termine di questo numero, si tenga presente che ai 123 iscritti del 2007 corrispondono gli attuali 170 frequentanti le classi prime - aggiunge il preside - secondo le nostre previsioni si dovrebbero costituire l'anno prossimo una prima di agraria, 2 prime di sociale e 4 prime di alberghiero. Cioè, 7 classi con una media di 26 alunni per classe. Uso il condizionale, perché non so prevedere quanto inciderà il nuovo meccanismo di promozione 'solo se senza insufficienze" sul rallentamento nella progressione degli allievi, e quindi sull'ingrossamento delle prime a scapito della classe superiore». Con questi numeri, anche in prospettiva, resta comunque aperto il discorso della sede: «Dal punto di vista logistico, come ho fatto presente alla Provincia anche pochi giorni fa - continua Henin - si deve pensare ad una seconda sede oltre a quella da 19 aule che verrà completata per il 2010 nell'ex ospedale Sant'Ambrogio. Ma sicuramente possiamo pensare a un futuro con meno preoccupazione di trovare spazio per tutti, senza turni di più classi nelle stesse aule, classi sovrapposte in laboratorio, impossibilità di trovare un buco dove svolgere un lavoro di gruppo o fare un po' di ripasso con i diversamente abili». Dunque «avremo più tempo da dedicare alla qualità dei processi educativi».
Simona Marchetti