Commossi per l'addio a Daniele

VIGEVANO. Erano in tanti, domenica mattina alla chiesa di Battù, a dare l'ultimo saluto al piccolo Daniele Salerno, il bimbo che mercoledi scorso, per una disgrazia, è caduto dalla finestra al secondo piano della casa in cui viveva con i genitori, in corso Vittorio Emanuele. Parenti, amici, conoscenti. Tanti ragazzi. Una chiesa piena di persone, a unirsi come in un abbraccio al dolore, incredibilmente profondo e privato, della mamma Elide, del papà Bruno, e dei suoi fratelli.
Daniele, «un piccolo angelo - dice don Mauro Bertoglio - che è già presente a Dio, è entrato nella sua grazia, e ora da' baci e abbracci al Signore». E per i genitori, per chi lo ama, chiede il dono della consolazione. Anche il cielo si è aperto per Daniele. Niente pioggia, un bel sole caldo. Sono tutti li, sul sagrato della chiesa, ad aspettare la salma del piccolo, partita dalla sala del commiato Siof in corso Milano. Arriva in un corteo silenzioso, in una piccola bara bianca, ricoperta di fiori e di azzurro. Lo accompagnano, in questo ultimo viaggio, mamma e papà, i fratelli, i parenti, e tutte le persone che sono venute a piangerlo. Daniele aveva compiuto 2 anni lo scorso 20 aprile, e dopo l'accertamento della sua morte cerebrale di giovedi al Policlinico di Pavia, i genitori hanno acconsentito l'espianto degli organi: cuore, fegato, polmoni, e tutti gli altri organi trapiantabili, tranne le cornee. Che serviranno a ridare la speranza ad altri bambini come lui. Un bambino sempre allegro, vivace, estroverso. Lo si ricorda cosi in una lettera di saluto e lo ricorda cosi anche il parroco della chiesa di Gesù Divin Lavoratore, don Mauro Bertoglio. Parla di lui, già «entrato nel sorriso di Dio», e chiede conforto per i genitori. «Non è facile provare a dare consigli e speranze in ore cosi difficili - dice durante la funzione - specialmente per la famiglia, e per tutti noi». Ma è soprattutto una domanda che pulsa senza risposta: perché? «Il pianto dice il nostro non saper rispondere. Ma è la dimensione della fede, che ci aiuta ad avere speranza». Che dice che non è finita qui, «che i baci e gli abbracci che donava continueranno nella dimensione della fede e della speranza. Chiediamo il dono di avere la capacità di voltarci al Signore e ritrovarlo, chiediamo insieme questa capacità di riabbracciare il bambino in un'altra dimensione, chiediamo il dono della consolazione. Questo piccolo angelo è già presente a Dio, e da' baci ed abbracci al Signore. Consolaci tu, Daniele».
Ilaria Cavalletto