Giovannetti: «Il mio viaggio tra gli zingari in Romania»
PAVIA. Lo dice subito: «Io non mi schiero rom, sono solo dalla parte dei diritti». E per essere chiaro il pavese Giovanni Giovannetti ha messo il suo pensiero a chiare lettere in quarta di copertina del libro «Zingari di merda» che ha realizzato insieme a Antonio Moresco.
«Gli zingari sono la nostra parte più miserabile, più individualista e fatalista - si legge - Sono un misto di libertà e opportunismo, di fierezza e infingardaggine, di irriducibilità e di parassitismo, di anarchismo e fascismo». I rom li ha conosciuti bene quando erano accampati all'ex Snia di Pavia e, quando sono stati sgomberati, si è preso in casa un'intera famiglia di zingari. Ma, testardo e curioso, il fotografo ed editore pavese voleva capire di più. Voleva vedere da vicino come vive questa gente in Romania. Desiderava indagare dove erano finiti a vivere quelli che, sgomberati da Pavia, erano tornati nella loro terra d'origine.
Come è nata l'idea di partire insieme a Moresco e al rom Dimitru su un'automobile scassata alla volta della Romania?
«E' un progetto nato dentro la Snia perchè capivo che quello che vedevo li aveva origine da un disagio profondo. L'intenzione era quella di incontrare le persone che erano partire da Pavia, per sentire cosa avevano da dire».
Che Romania ha visto nel suo viaggio?
«Un Paese con tante contraddizioni. Una nazione con un Pil che cresce in maniera esponenziale, un mercato favorevole a chi vuole investire, una finanza che offre affari vantaggiosi a imprese come la Pirelli Bicocca che ha lasciato Milano con i suoi 800 dipendenti per trasferirsi a Slatina dove fa lavorare sempre 800 persone con un salario che arriva 180 euro al mese, 130 nei primi tre mesi di prova. Cifre che qui si mettono insieme anche solo allungando la mano e chiedendo la carità di qualche spicciolo».
Salari bassi per un paese europeo, ma il lavoro in un mercato cosi sembra esserci...
«Si, in una città come Slatina. Non certo nelle campagne, li sono zone poverissime dove il 28% della popolazione (dati della Banca Mondiale) versa in povertà. Non è un caso che due romeni su dieci scappano da quel Paese».
Che volto ha la povertà «a casa loro»?
«Ha la faccia di gente che vive in buche scavate nel terreno a Listeava. Si, da non credere, per uscire salgono in superficie da sotto terra. Oppure abita in case di fango come a Progreso. Che differenza c'è per loro tra là e luoghi come l'ex Snia? L'acqua la si va a prendere comunque con il secchio, l'elettricità la si ruba qui come in quei luoghi, si dorme in ogni caso insieme agli animali. La povertà ha il volto di gente che non chiede neppure l'elemosina. Là non ho visto nessuno fare la questua».
E i rom che voleva rintracciare, li ha ritrovati?
«Si, ho rivisto Leonard, Lucica, Tanase e molti altri. Nel libro ci sono le loro immagini in doppio: gli scatti fatti a Pavia accanto a quelli nei loro paesi in Romania. Ci sono tutte le loro storie, ci sono gli incontri e le riflessioni mie e di Moresco di fronte a ciò che ci trovavamo davanti. Nel libro manca soltanto un pezzo della storia di Tanase. L'altro giorno è venuto a trovarmi: è tornato in Italia. Il datore di lavoro per il quale faceva il manovale quando viveva alla Snia l'ha assunto a Milano».