Quella casa che va costruita


«Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Si parla qui dell'accoglienza e della realizzazione della volontà di Dio: solo chi compie la sua volontà erediterà la vita eterna, sarà riconosciuto come amico dal Signore e godrà di una casa solida, fondata sulla roccia, resistente alle intemperie.
La parola evangelica oggi proposta si trova nel Vangelo di Matteo al termine del discorso della Montagna. Si racconta che il Signore, salito sulla montagna, cominciò a dire ai suoi discepoli: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Un discorso in cui Gesù dichiara il discepolo luce e sale del mondo e proclama la nuova legge, secondo cui il discepolo deve essere perfetto come è perfetto il Padre nei cieli, misericordioso come Lui.
Il brano di oggi conclude questo discorso, invitando a mettere in pratica le parole appena pronunciate. Chi le mette in pratica in modo esemplare? Chi siamo chiamati a guardare e a seguire? E' il Signore Gesù: è lui per primo che vive queste parole, compie la volontà del Padre, realizza nella sua vita le beatitudini.
Il primo invito che raccogliamo dunque è l'invito a seguire Gesù, a vivere come lui ha vissuto, a realizzare lo stesso progetto di amore, a riconoscerci beati anche quando lo si segue sulla via della povertà e della fatica. Compie la volontà del Padre chi segue Gesù, si fa suo discepolo, si fida della sua parola, muove i passi della vita come ha fatto lui.
Siamo invitati cosi a realizzare le parole del discorso della montagna: potremmo rileggerle, riascoltare la proclamazione delle beatitudini e chiederci quali di queste parole stiamo realizzando, quali cerchiamo di mettere in pratica, di quali parole ci fidiamo.
Scopriamo anche che in questo discorso si annuncia che finalmente si compie l'opera buona di Dio per noi: siamo beati perché Dio si prende cura della nostra vita, in ogni circostanza. Compiere la volontà di Dio, costruire una casa solida significa lasciare che il Signore operi per noi, compia la sua opera buona. Compiere la volontà del Padre richiede anzitutto il lasciare che Lui faccia il bene a noi, si mostri come misericordioso.
Il brano proposto spiega tutto questo attraverso l'immagine della casa: essa è solida quando si mettono in pratica le parole appena ricordate; è invece instabile quando, pur ascoltando quelle parole, non si mettono in pratica.
E' questo per noi un augurio: quello di avere una vita buona, bella e felice. L'ascolto e l'obbedienza della volontà di Dio fa della nostra vita un cammino bello, buono e felice.
Occorre allora costruire questa casa solida. Ci possiamo chiedere cosa riteniamo che renda solida la casa della nostra vita oggi: quali valori, quali certezze o sicurezze? E poi: abbiamo noi il desiderio di avere una casa sicura, una vita felice, una esistenza che sia buona anche per gli altri e capace di stabilità, di sicurezza? Cosa cerchiamo veramente nella vita? Di chi e di che cosa ci fidiamo? Su cosa abbiamo costruito finora la nostra casa? Quale parola delle pagine del Vangelo potrebbe in modo significativo rinnovare la nostra vita e renderla parola buona per se stessi e per gli altri?
Occorre una casa solida. Notiamo come questo augurio sia lontano dalla vita di tanta gente che realmente non ha una casa sicura, non ha certezze. Il Vangelo di oggi è invito a farci carico come società, come Chiesa, anche di coloro che una casa non l'hanno, contribuendo al bene della loro vita con l'accoglienza delle nostre comunità e con la testimonianza della via buona del Vangelo.
*rettore del Seminario di Pavia

don Andrea Migliavacca*