«Il governo intervenga»
ROMA. Il governo deve pronunciarsi sulla richiesta delle frequenze di Europa 7. Lo ha deciso il Consiglio di Stato respingendo il ricorso di Rti (Mediaset) e «in applicazione» della sentenza della Corte di giustizia europea del 31 gennaio di quest'anno.
La sentenza ha stabilito che il sistema televisivo italiano è costruito secondo criteri non obiettivi, non trasparenti e discriminatori.
Si tratta dell'ennesima tappa dell'infinita battaglia giudiziaria del network Tv Centro Europa 7. Una storia esemplare del regime di duopolio italiano nella Tv. Nel luglio del 1999 Europa 7 ottiene infatti dallo Stato la concessione per realizzare una Tv nazionale, ma non le frequenze necessarie. Frequenze occupate da Retequattro che, munita solo di una autorizzazione provvisoria, continua a trasmettere. Da quel momento inizia un lungo braccio di ferro in cui neanche una sentenza della Corte costituzionale, e una della Corte di giustizia europea (secondo cui il regime 'transitorio" di cui gode Retequattro è illegittimo e le frequenze vanno assegnate a Europa 7) riescono a imporre la liberazione delle frequenze da parte del canale Mediaset, mentre si succedono i ricorsi al Tar con i tentativi dei governi di centrodestra di sanare la situazione per legge (Gasparri).
Ma neanche la sentenza di ieri chiuderà la partita. «Ecco la ragione per cui Berlusconi in fretta e furia voleva inserire nel decreto l'emendamento salva-Retequattro», sostiene Di Pietro. «Sapeva che da un giorno all'altro poteva uscire la decisione che impone al governo di adeguarsi alla sentenza europea». Ma anche di fronte al pronunciamento di ieri del Consiglio di Stato le interpretazioni divergono. Fedele Confalonieri non lascia dubbi: «Retequattro va avanti, dato che ha l'autorizzazione per le trasmissioni». In una nota Mediaset si appella poi alla parte della sentenza del Consiglio di Stato che respinge anche l'appello di Europa 7 per il ritiro dell'autorizzazione a trasmettere di Retequattro, per giudicare «definitivamente chiusa» la vicenda.
Resta però la richiesta al governo, la sentenza della Corte di giustizia europea e e soprattutto resta la richiesta di risarcimento dei danni di Europa 7. Il Consiglio di Stato a questo proposito è interlocutorio, non prende una decisione in attesa di quanto deciderà il governo sulle frequenze. Ma tutto fa pensare che la vicenda potrebbe costare alle casse dello Stato, cioè a tutti gli italiani, una risarcimento miliardario, a tutto beneficio della possibilità di Mediaset di mantenere tre reti Tv.
«La decisione del Consiglio di Stato - sottolinea Paolo Gentiloni (Pd) - riconosce finalmente e definitivamente il diritto di Europa 7 di avere le frequenze necessarie a trasmettere. Ora il governo non può rispondere in modo pilatesco». Ma in pochi credono ovviamente che il governo Berlusconi lascerà spazio a un'altra tv.