Dal Gavia all'Aprica salite decisive

bLa tappa di oggi. /bSono 224 chilometri, da Rovetta a Tirano, seguendo il tracciato della 20ª e penultima tappa di questo Giro. La distanza è colmata da un passaggio sul Gavia, Cima Coppi del Giro con i suoi 2618 metri, e rientro passando dal Mortirolo - salita killer - e successivo passaggio all'Aprica, più volte sede d'arrivo di tappa. Una frazione da seguire con il fiato sospeso. Sul Gavia c'è tanta neve e la strada è stata tenuta pulita solo al prezzo di passaggi dello spargisale ogni tre ore. Il Mortirolo è un muraccio in salita e una tomba in discesa. Qui non si lotta contro l'avversario ma contro la salita: è lei la nemica vera, è lei a scegliere il migliore. L'Aprica è un dentino che taglia le gambe e poi pretende tecnica sopraffina per discenderlo: Gibo Simoni ne sa qualcosa.BR Due Giri fa si vide sbeffeggiare da Basso dopo avergli fatto da pesce-pilota in discesa. Dopo l'Aprica si scende e ci sono solo 8 chilometri «normali» per arrivare al traguardo di Tirano. Qui si decide il Giro.BR bFalco. /bIncredibile il tifo per Savoldelli sulle rampe della tappa di ieri. Non c'era balcone, non c'era finestra, curva, muretto su cui non comparisse una scritta d'incoraggiamento al «Falco». Con un tifo cosi davanti agli occhi, chissà dove ha trovato il buonumore Di Luca. Qui il capitano Lpr era il bergamasco.BR bVa' laurà. /bStanchi morti, sporchi, bagnati, con la tosse. Sembravano tutti minatori, ieri, i ciclisti del Giro. Per strada, sulla discesa del Vivione che conduce a Schilpario, le miniere le hanno trovate davvero. Sono quelle di pirite (ferro) che sono rimaste attive fino al 1971. Anno di nascita di Simoni e di qualche altro corridore, mica preistoria. (a.f.)BR