Cura Carpignano, trovato l'ostello del lavoro nero

BR b CURA CARPIGNANO./bb Un capannone posto sotto sequestro, cinque persone denunciate, due cinesi clandestini individuati, uno arrestato perché già colpito da un provvedimento di espulsione, l'altro portato in questura per avviare l'iter relativo al suo allontamento dal territorio nazionale: è questo il bilancio dell'operazione condotta nei giorni scorsi dalla compagnia carabinieri di Pavia, diretti dal capitano Claudio Arneodo, e coordinati dalla procura della Repubblica. Un'operazione suscettibile di sviluppi.BR /b Il capannone è stato posto sotto sequestro perché i militari della compagnia di Pavia, coadiuvati da quelli di Lardirago, hanno scoperto non un capannone ad uso industriale, bensi una specie di dormitorio per lavoratori in nero. Si, un dormitorio: perché nel capannone c'erano tredici cinesi, di cui due clandestini, oltre ai segni evidenti di una trasformazione in atto. Il capannone stava infatti per essere adibito a ostello per lavoratori non in regola. Brande, stendini, pareti divisorie, ma anche lavorazioni di pellami che avvalorerebbero l'ipotesi di un collegamento tra una realtà produttiva sommersa e illegale, quella scoperta dai militari, e una vicina ditta di pellami, peraltro in regola. Un legame, come mettono in evidenza gli inquirenti, tutto da dimostrare. Ma intanto sono state denunciate cinque persone, tre italiani e due cinesi, e tra gli italiani c'è pure uno dei soci della ditta di pellami che lavora per famosi marchi della moda. Gli investigatori sospettano che il capannone illegale scoperto in una frazione di Cura Carpignano fosse attivo da diversi giorni e che tutto fosse pronto per ospitare altri venti operai cinesi. Nel capannone sono state trovate delle lavorazioni di pellami riconducibili alla ditta che si trova vicino. Ma, come sottolineano gli inquirenti, i rapporti tra realtà produttiva illegale e realtà produttiva legale sono talmente complessi da imporre una certa cautela. Ipotesi tutte da verificare, restano però i fatti. Vale a dire: tredici lavoratori cinesi non in regola, di cui due clandestini, e una struttura cui viene cambiata la destinazione d'uso. I cinque sono stati denunciati per due ipotesi di violazione: l'aver favorito la permanenza illegale di cittadini stranieri, oltre ad aver permesso il cambio di destinazione d'uso del capannone, che da industriale è diventata residenziale. Le indagini si prennunciano complesse. Ma l'operazione portata a termine dalla compagnia carabinieri di Pavia potrebbe gettar luce sui legami tra l'economia legale, che prospera alla luce del sole, e quella illegale, sommersa, la cui forza lavoro è spesso composta da stranieri non in regola.BR

Pier Angelo Vincenzi