«Ecco cosa non va a Ingegneria»

b PAVIA./b Se alla fine dei corsi gli studenti di ingegneria hanno dato risposte negative nei questionari di valutazione una spiegazione c'è e sono proprio loro a darla. «Il giudizio negativo è frutto della scarsa attenzione che il corpo docente nutre nei confronti dei diritti di noi studenti», spiegano Pietro Pace e Valerio Fiori del coordinamento per il diritto alla studio di Ingegneria.BR Quali sono quindi i problemi? «Basso numero di appelli l'anno, salti d'appello, propedeuticità e blocchi e il percorso universitario dello studente è più una corsa a ostacoli che un corso di studi, spiegano ancora i due rappresentanti. Quanti ingegneri si laureano in tempo? E bisognerebbe chiedersi quanti riescono a mantenere la borsa di studio nei collegi», osserva Pietro Pace, sottolineando le difficoltà «materiali» degli studenti nel dare gli esami. «Ci sono situazioni in cui la didattica è carente - spiega Pace - non tanto per il tipo di insegnamento, quanto per la difficoltà a dare gli esami. Un esempio: fisica è già un esame difficile e ci sono solo quattro appelli all'anno. I rappresentanti degli studenti però mettono in risalto anche altri problemi della facoltà: Ad influire negativamente è anche la carenza di infrastrutture e servizi legati alla didattica». Per esempio? «Alla Nave se vuoi andare su Internet non ci sono problemi - spiegano gli studenti -. Ma non ci sono computer con Autocad e la quasi totalità degli studenti è obbligata ad acquistare autonomamente computer portatili in quanto quelli a disposizione nell'aula preposta sono inadeguati a sopperire a tale necessità». Poi, elencano i rappresentanti, la biblioteca sta aperta poco, chiude alle 18, ma noi finiamo le lezioni a quell'ora, non c'è un plotter (una stampante per grandi formati, usata per progetti di architettura, elettrici o meccanici, o per mappe topografiche) e i progetti devono essere fatti stampare fuori. Quelli di ingegneria edile e architettonica si devono pagare i plastici che sono obbligatori per gli esami, non c'è nemmeno un laboratorio con il materiale. Significa soldi in più che devono spendere direttamente gli studenti. Per i rappresentanti di Ingegneria il problema è anche la trasparenza dei dati sui questionari di valutazione. «Non viene data la possibilità di vedere i dati disaggregati - spiegano i due studenti del coordinamento - I risultati non vengono diffusi appellandosi ad una discutibile interpretazione della legge sulla privacy, e nemmeno gli studenti eletti all'interno delle commissioni paritetiche possono aver loro accesso, potendo solo disporre di risultati aggregati che non mettono in evidenza nessuno dei reali problemi della facoltà. La funzione dei dati disaggregati, quindi divisi per docente e non solo nel confronto tra facoltà, sarebbe quella di segnalare disagi e problemi nel dettaglio, entrando nel merito dei singoli docenti, con la possibilità per i presidi di richiamare i docenti o di convocarli per comunicazioni in merito ai problemi riscontrati». (ma.br.)BR