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BR (segue dalla prima)BR bColpiva la montagna o la collina italiane provocando, puntualmente, un'alluvione. Da allora (Antonio Cederna è mancato nel 1996) la situazione non è, purtroppo, molto cambiata. La buona legge per la difesa del suolo e per le autorità di bacino alla quale si era pervenuti alla fine degli anni Ottanta non è stata mai sufficientemente finanziata per cui si continuano a rincorrere le emergenze, una dopo l'altra, senza darsi mai un piano, nazionale, strategico e pluriennale, di risanamento dei bacini fluviali.BR Dall'alluvione storica del Polesine ad oggi i danni inferti al nostro territorio si sono contati in cifre almeno dieci volte superiori a quelle che anni fa sarebbero bastate per quel tale decisivo piano di risanamento e quindi di prevenzione. E in quei danni materiali, per miliardi e miliardi, non possiamo conteggiare, certo, le vite umane che sono migliaia, spente dal dopoguerra ai nostri giorni da questi disastri.BR Le nostre terre più alte hanno subito nell'ultimo sessantennio uno spopolamento di popolazioni colossali che, per la prima volta da secoli, ha fatto venir meno la manutenzione stagionale degli alvei dei fiumi e dei torrenti. Un intero sistema di opere quotidiani - si pensi alla pulizia dei boschi e del sottobosco e agli stessi terrazzamenti - è cosi entrato in crisi, anzi in agonia.BR In più, tra montagna e collina, si è costruito molto e molto male, magari sulle rive, più a valle addirittura nelle stesse aree golenali impedendo il deflusso regolare e graduale delle acque di piena. Si sono inoltre tracciate tante nuove strade, ovviamente asfaltate, su per le montagne, e altro asfalto ha coperto le arterie vicinali e poderali, che, sterrate, contribuivano a trattenere le acque piovane. Mentre ora le stesse scendono a valle a grande velocità: è successo, più volte, a Genova, è successo nel basso Piemonte una dozzina di anni fa e risuccede ora nell'alto Piemonte e a Torino.BR Nel sud abbiamo avuto, a Sarno, la colossale colata di fango (problema, questo, tutto italiano al quale la stessa Accademia dei Lincei ha dedicato un fondamentale convegno, senza esito) e l'alluvione della Fiumara di Soverato, combinando insieme abbandono dei sistemi idraulici, asfalto e cemento magari abusivo.BR Disgraziatamente il risanamento idrogeologico, la distesa attiva del suolo nazionale non consentono «spot» elettorali, non producono «eventi» elettorali significativi. Se è vero, come probabilmente è vero, che andiamo verso una tropicalizzazione del nostro stesso clima mediterraneo. E quindi verso una intensificazione e maggiore violenza dei fenomeni temporaleschi, dovremmo investire di più in un sistema idrogeologico che salvi l'Italia da frane, smottamenti, alluvioni e lutti. E non, invece, chiedere, come ha appena fatto il neo-ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, una mitigazione, o una diluizione delle misure anti-gas serra assunte a Kyoto. Poiché anche da li viene quel cambiamento del clima che minaccia ancor piu' il nostro già fragile ecosistema.BR /b

Vittorio Emiliani