Pavia capitale mondiale, oggi lancia il reattore

b PAVIA./bb Oggi verrà lanciata l'idea di un reattore di studio, punto di partenza del rilancio nucleare dell'Italia. Succederà a Pavia. Non a caso. La città è da sempre capofila nel settore: ha avuto la capacità di conservare questo ruolo anche nei decenni in cui l'Italia aveva deciso di «chiudere» con il nucleare. Ora che il vento è cambiato, il governo si dice pronto a cambiare rotta, Pavia coglie la palla al balzo. Confermandosi tra le capitali mondiali della fisica e delle sue applicazioni pratiche, ruolo che riveste sin dai primi anni Sessanta. Anzi rilancia: sta infatti nascendo una struttura multicentrica. Ci sono anche il ciclotrone, il Cnao e radiofarmacia: «Un panorama entusiasmante», sintetizza il professore e scienziato Giorgio Goggi.BR /b Goggi, che oggi è professore di fisica allo Iuss (Istituto universitario di studi superiori), pavese d'adozione, è scienzato di fama internazionale. Tra l'altro è stato per sette anni, dal 1995 al 2002, direttore della divisione di fisica sperimentale del Cern di Ginevra. Oggi, dopo decenni, si torna a parlare di nucleare con una giornata di studio nell'aula Foscolo dell'Università di Pavia: «Siamo in ritardo, ma in grado di recuperare nel giro di poco tempo - sottolinea Goggi - tra l'altro a Pavia c'è l'unico reattore nucleare funzionante in Italia». Il professor Alberto Piazzoli, presidente del Comitato tecnico scientifico del Lena (Laboratorio energia nucleare applicata) spiega che «il nuovo reattore avrebbe solo finalità di studio e non produrrebbe energia elettrica. Comunque il fatto che si lanci qui l'idea, non vuol dire che si faccia a Pavia». Il direttore del Lena, Andrea Borio, che oggi illustrerà il progetto alla comunità scientifica, entra nel dettaglio: «Sarà una struttura intermedia e servirà a ricostruire le competenze professionali e tecniche perse negli anni». I tempi di realizzazione sono di 2-3 anni, il costo di 100 milioni di euro. L'obiettivo è poi creare le nuove centrali nucleari, le prime dopo 5-7 anni: «In 15 anni - aggiunge Borio - potremmo avere a regime dieci centrali nucleari, sicure, di terza generazione, capaci di coprire il 35% del fabbisogno italiano di energia elettrica. Questo con vantaggi sia in termini economici, sia di qualità dell'aria». Utilizzando meno idrocarburi infatti «si abbasserà il livello di anidride carbonica».BR