Frascarolo, la «Zelaschi» ora è storia

b FRASCAROLO./b «Noi vogliamo mantenere vive le tradizioni del passato e documentare l'attività svolta con fatica e con passione, con mezzi che erano allora all'avanguardia e che hanno anticipato le nuove tendenze». L'avvocato Remo Danovi, fondatore e anima del Museo del contadino situato all'ombra del Castello visconteo, ha illustrato la nuova sezione dedicata alla ricostruzione dell'antica riseria Zelaschi, smontata e trasportata da Mede, dove fu costruita intorno agli anni Venti. La gloriosa storia della riseria è stata ripercorsa da Wilma Zelaschi, docente alla scuola media Massazza di Mede ed erede della famiglia di artigiani risieri. «La riseria fu costruita a Mede, in via Matteotti, da mio nonno Enrico e fu poi rilevata da mio padre Francesco: si tratta di una serie di macchinari in legno utilizzati nelle varie fasi di lavorazione del riso - ha spiegato -. Mio padre aveva accontentato i genitori laureandosi in Medicina, ma poi riprese l'attività di suo padre gestendo la riseria di famiglia». Nel 1992, dopo una storia lunga quasi un secolo, l'antica riseria artigianale ha chiuso i battenti. Tutti i macchinari sono stati smontati dalla sede originaria e ricostruiti al museo di Frascarolo, seguendo l'ordine delle lavorazioni compatibilmente con il diverso spazio a disposizione. Sono state inserite anche diverse fotografie e gli interventi hanno testimoniato passato e tradizione cosi profondamente legate alla peculiarità del lavoro della campagna lomellina e della coltivazione del riso. Presenti, fra gli altri, il vice presidente della Provincia, Marco Facchinotti, il consigliere regionale Lorenzo Demartini e il sindaco Giovanni Rota. Dopo lo scoprimento della targa da parte di Wilma Zelaschi e Anna Galizia Danovi, i nuovi locali sono stati benedetti dal parroco, don Carlo Brivio. (u.d.a)BR