Nel Pavese le proteste degli allevatori Consegnano i maiali senza «patente»
b PAVIA./b Gli allevatori suinicoli pavesi hanno dato vita allo sciopero del prosciutto, che consiste nel consegnare i suini privi della certificazione Dop: l'azione è stata attuata in segno di protesta contro i bassi prezzi dei suini nazionali inseriti nel circuito dei Consorzi di Parma e San Daniele. Anche Pavia è pronta a bloccare l'emissione dei documenti necessari alla macellazione per la realizzazione dei prosciutti pregiati di Parma e San Daniele. «Sono prezzi al di sotto di quelli dei suini di importazione - protestano gli allevatori -. Prendiamo 1,10 euro al chilogrammo a fronte di costi di produzione di 1,50. Qui si rischia la chiusura perché per ogni suino noi perdiamo circa 50 euro. Qualcuno ci deve dire se c'è ancora spazio per la suinicoltura italiana, se i suini italiani servono ancora». Achille Arzani è un suinicoltore di Gropello, iscritto alla Coldiretti di Pavia. «La crisi dei suini grassi per prosciutti e macello dura ormai da qualche mese, da quando agli aumenti delle fonti energetiche si sono sommati quelli delle materie prime utilizzate per la realizzazione dei mangimi. Si tratta di almeno il 40%, per cui i costi di alimentazione sono cresciuti in egual misura - spiega Arzani -. A questo aumento non è corrisposto l'equivalente incremento sul prezzo delle carni vive o macellate, anzi c'è stata una riduzione». Oggi, il costo di produzione medio si aggira intorno a 1,40 euro al chilogrammo per i suini da 156-176 chilogrammi, quelli per la filiera del prosciutto di Parma o San Daniele. Fra le cause che hanno portato alla crisi c'è la concorrenza con i suini importati in Italia. «Noi siamo vincolati, essendo iscritti al disciplinare Dop del prosciutto di Parma e San Daniele, ad alimentare i suini con materie prime nobili: ciò che difficilmente succede all'estero - aggiunge -. In Spagna, per esempio, un suino di 100-105 chili vale 1,143 euro al chilogrammo, oltre dieci centesimi in più del nostro prodotto pur essendo inferiore per qualità». A Torrevecchia Pia opera Alberto Rosti, allevatore iscritto all'Unione agricoltori. «Con la nostra protesta vogliamo semplicemente attirare l'attenzione sul fatto che il nostro prodotto di qualità ci viene retribuito meno di prodotti anonimi di importazione - spiega -. Vogliamo che i nostri consorzi prendano atto di questa situazione e valutino, insieme con noi, le misure da prendere. Vogliamo che non si limitino a certificare il nostro prodotto». (u.d.a.)BR