S. Primo, nessun «si» al progetto garage
Sulla questione box a S. Primo, teniamo a fare alcune precisazioni.BR Non è stata data alcuna «via libera» al progetto dei box interrati nell'area di S. Primo da parte della Circoscrizione di Pavia Storica: infatti non esiste alcun verbale di Assemblea che si esprima a favore o contro tale iniziativa. Durante il Consiglio di Circoscrizione del 4 aprile 2007 sono stati esposti dai presenti pareri discordi e perplessità e, a conclusione, il discorso è stato lasciato aperto a ulteriori confronti.BR Invece i residenti della zona di S. Primo, già nel giugno 2005, si erano espressi negativamente su qualsiasi progetto di box interrati con una petizione di circa mille firme.BR Per quanto riguarda il benestare delle Soprintendenze competenti, dagli atti della pratica in comune, non risulta esserci a tutt'oggi alcun parere definitivo della Soprintendeza per i Beni Archeologici che si esprimerà soltanto «dopo la valutazione dei risultati dell'indagine archeologica» richiesta a seguito del precedente saggio di scavo del 2004 che ha messo in luce «preesistenze di età romana e medioevale».BR Teniamo a ribadire che 84 auto in più su un percorso stretto e tortuoso in pieno centro storico (via Foscolo, via Langosco, vicolo Dungallo, via Sacco con lo sbocco largo quattro metri su via Volta perennemente trafficata) creerebbe un notevole impatto ambientale.BR Inoltre la costruzione dei box non porterebbe vantaggi ai residenti perchè, anche qualora li acquistassero (ma tutti sono in grado di sborsare 50mila euro per un box singolo?) non sparirebbero affatto le auto attualmente parcheggiate nelle strade perchè provenienti da altri luoghi: non risulterebbe quindi una struttura a servizio di una zona, caratteristica ed ancora intatta, che di ulteriori auto fa volentieri a meno!BR Siamo convinti, infine, che i fondi necessari per la ristrutturazione del complesso di S. Primo si possano trovare con altre procedure senza ricorrere alla costruzione ed alla vendita dei box come dimostra, ad esempio, l'articolo sul giornale di domenica scorsa riportante la notizia di 500 mila euro stanziati dalla Regione Lombardia per il progetto dell'Oratorio di Borgarello.BR bAntonia Benasso Maffi Carlo Fagnani, Rosanna Garbarini, Lucia Torti Enrica Rovati, Fiorenza Zanchi /bComitato San Primo, Pavia BR BR Lettera apertaBR a Giovanni FalconeBR BR Caro Giovanni,BR una lettera aperta è forse una cosa sciocca, in questo caso. Ma sentivamo il bisogno di scriverti per non dimenticarti. Soprattutto nel giorno della ricorrenza della tua terribile fine, avvenuta proprio oggi, sedici anni fa.BR In decenni di onesto lavoro di magistrato antimafia avevi scoperto cose sconvolgenti. Avevi capito che ci sono delle zone grigie che adombrano questo Belpaese, delle quali è meglio non parlare, perché a farlo si rischia di finire al manicomio, se non al cimitero.BR Ed una di queste zone grigie è proprio quella che circonda la lotta tra lo Stato e la mafia. Se ci si ferma a riflettere si scopre che troppi episodi inquietanti hanno segnato la storia di questo scontro tra legalità e criminalità organizzata.BR Basta ricordare la Procura di Palermo degli anni '80, dove un misterioso Corvo recapitava ai colleghi lettere minatorie. Basta ricordare come il potenziale contraccolpo politico del maxi-processo svoltosi a Palermo nel 1985 venne disinnescato impedendoti di arrivare alla direzione del pool antimafia, designando invece Antonino Meli. Un uomo onesto, che però rinunciò ad alzare il tiro delle indagini al livello istituzionale.BR Ormai pensiamo che i magistrati non sono tutti uguali: ci sono magistrati giusti e magistrati sbagliati. Tu e Paolo Borsellino eravate magistrati sbagliati, perché concepivate la giustizia come qualcosa da ricercare fino in fondo, senza fermarsi davanti alla lussuosa porta dello studio di un onorevole. Un pensiero cosi era una mina vagante. E' una mina vagante. Ancora di più in questa Italia, dove (per qualcuno) è sempre meglio che nei posti che contano ci siano le persone giuste. Gli «specialisti delle carte a posto» come li ha definiti Marco Travaglio nel suo libro Intoccabili.BR In questo giorno di ricordo, sembra di risentire le parole del pentito Tommaso Buscetta, quando diceva «Dottor Falcone, ci sono delle cose che io so ma non posso dirle, perché se gliele dicessi finiremmo entrambi al manicomio». Parole a cui seguirono l'isolamento e la delegittimazione, che in un contesto come quello in cui tu e Paolo operavate equivaleva ad una condanna a morte. Un isolamento decretato proprio dallo stesso establishment che, subito dopo le stragi, si affrettò a distribuire tardive medaglie al valor civile. L'esistenza del cosiddetto «terzo livello» della gerarchia mafiosa, ossia quello istituzionale, appare oggi come una verità inconfutabile. Tu l'avevi già capito, e anche Paolo Borsellino, che nei giorni prima di morire ripeteva: «E' arrivato a Palermo il tritolo per me. E può anche darsi che a farmi saltare in aria sia la mafia, ma alla fine chi avrà ordinato la mia morte saranno altri».BR A pensarci c'è da impazzire. E cosi l'unica cosa da fare è continuare ad impegnarsi per diventare un magistrato sbagliato. E provare, un giorno, a muovere guerra a questa palude che pare essere diventata la Repubblica Italiana. In questo triste giorno, ripensando a te e a tutto ciò che hai fatto per questo Paese, ci viene in mente la frase che pronunciasti quando già sapevi che presto ti avrebbero eliminato: «Possono uccidere gli uomini, ma non possono uccidere le nostre idee: quelle sopravvivranno sempre, e continueranno a vivere e a camminare sulle gambe di chi verrà dopo di noi».BR bCircolo culturale della StradaPersa /bPavia