In tutto il mondo ci sono 439 reattori attivi

bROMA. /bbSono 439 i reattori nucleari attivi sul pianeta. Ma contribuiscono soltanto per il 15 per cento alla produzione elettrica mondiale. E le stime dell'Aiea dicono che da qui al 2030 questo apporto subirà un declino e calerà al 13 per cento. Perchè sul tappeto restano numerosi problemi irrisolti legati alla sicurezza delle centrali, alla gestione dei rifiuti radioattivi, allo smantellamento degli impianti obsoleti, alle riserve di uranio e ai costi reali di un Kwh da produzione eletronucleare.BR /b Alcuni studi commissionati dal Dipartimento Usa per l'Energia nel 2004 hanno evidenziato che tenuto conto di tutti i costi esterni (ad esempio per smaltire le scorie) un MWh ottenuto dall'atomo costa alla collettività fra i 47 e 71 dollari contro i 35-45 dei cicli combinati a gas.BR Quanto alle scorie soluzioni concrete non ne esistono. Ed è un'eredità con un potere radioattivo non si estinguerà prima di 50 mila anni, nella migliore delle ipotesi. Le 250 mila tonnellate di rifuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo saranno invece un milione nel 2050. Ma sono tutte in attesa di sistemazione definitiva, stoccate in siti temporanei o lasciate sul luogo di produzione: come i 25 mila metri cubi di scorie che l'Italia ha ancora sulle spalle e che avrebbero dovuto finire nel mai realizzato deposito nazionale di Scansano Jonico.BR Altro problema sono le riserve di uranio 235, che al ritmo di consumo attuale sono limitate a qualche altro decennio, e i tempi di costruzione di un nuovo impianto, che di norma si aggirano sui dieci anni: un tempo troppo lungo per consentire ad un paese come l'Italia di recuperare il gap: perchè per allineare la penisola alla media Ue (30 per cento dell'energia da fonte nucleare) bisognerebbe prima localizzare sul territorio - in gran parte ad alto rischio sismico e dunque inadatto - e poi costruire otto impianti come quello in cantiere in Finlandia (il più grande del mondo), oppure otto di quelli fatti in Francia a fine anni Novanta o 12 di quelli attualmente in costruzione in Cina o 13 di tipologia russa.BR In Europa le centrali attive sono in tutto 197 e a far la parte del leone è la Francia con 59 impianti, seguita dalla Russia (31), dal Regno Unito (19), e dalla Germania che conta 17 centrali ma che ha già messo a punto un propria «exit strategy» per abbandonare l'atomo entro il 2020. Dodici invece sono sono le nuove unità in costruzione: oltre a quella finlandese, 7 sono in Russia, 2 in Bulgaria e 2 in Ucraina. Con Francia, Usa e altri partner l'Italia partecipa invece alla ricerca internazionale sui reattori di quarta generazione, quelli che dovrebbero essere in grado di vincere la sfida sicurezza.(n.a.)BR