Centrale, chiesti diciotto rinvii a giudizio
BR b VOGHERA./bb Diciotto richieste di rinvio a giudizio per la gestione della centrale termoelettrica di Torremenapace: contestati reati contravvenzionali ma anche omissioni d'atti d'ufficio, falsi ideologici e omesse denunce. Richieste, quelle formulate dal sostituto procuratore Roberto Valli, che riguardano sostanzialmente l'intero vertice della società «Voghera Energia» e i responsabili dell'Arpa, l'agenzia regionale responsabile dei controlli ambientali. L'udienza davanti al giudice è fissata per il 22 settembre.BR /b A riceve l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare sono stati 1) Gelu Raponan, direttore tecnico; 2) Ezio Allais, 3) Cristina Bosio e 4) Paolo Mastropasqua, dirigente e funzionari dell'Arpa; 5) Sergio Bariani, del comitato direttivo; 6) Nicola Castoro, del comitato esecutivo; 7) Joseph Dumont, dell'esecutivo; 8) Giampiero Rocca, vicepresidente della società; 9) Sergio Fumagalli, dell'esecutivo; 10) Marc Lohest, dell'esecutivo; 11) Marco Passeggeri e 12) Filippo Musti, dell'esecutivo; 13) Luciano Lazzeri, collaudatore dell'opera; 14) Pietro Merli, responsabile della verifica della parte elettrica della centrale; 15) Andrea Zatti, uno dei responsabili del collaudo; 16) Marta Merlo, incaricata della verifica dell'esecuzione dei lavori; 17) Paola Lazzeri, architetto interessato ai collaudi; 18) Angelo Giudici, responsabile del settore aria dell'Arpa.BR La contestazione alla base dell'inchiesta, svolta dalla Guardia di finanza, fa riferimento al mancato rispetto delle prescrizioni collegate all'autorizzazione alla centrale: reato che il Dpr numero 203 del 1988 definisce al comma 4 dell'articolo 24. Non un reato di inquinamento ambientale quindi, ma un reato di carattere formale. Di fatti, secondo l'ipotesi di indagine, non sarebbero stati raccolti e comunicati al ministero i dati sulla situazione ambientale precedente all'entrata in funzione dell'impianto. Dati che la prescrizione ministeriale richiedeva in modo da rendere possibile un controllo sull'impatto della centrale. Esisteva infatti una prescrizione che imponeva, recita il capo d'imputazione, «l'installazione con almeno un anticipo di 12 mesi rispetto alla data di entrata in esercizio dell'impianto (5 ottobre 2004) di almeno due centraline di rilevamento della qualità dell'aria».BR Inoltre, sempre secondo la procura, non sarebbe stata rispetta una seconda, importante prescrizione: ossia la «sistemazione paesaggistica e vegetazionale» del sito della centrale. Insomma, una sorta di mitigazione ambientale che doveva essere preventiva rispetto all'avvio dell'impianto di Torremenapace.BR Ci sono poi ipotesi di reato più pesanti: come l'omessa denuncia di tali violazioni (che viene contestata ai responsabili dell'Arpa Allais, Bosio e Mastropasqua), oppure la falsità ideologica (contestata ai due Lazzeri, a Merli, Zatti e Merlo) perché avrebbero «attestato falsamente» la data di redazione del certificato di collaudo.BR Insomma, una vicenda che occuperà non poco il giudice delle indagini preliminari. E che si tratti di una vicenda complessa, lo dimostrano alcuni elementi che gli avvocati (Grosso, Dell'Anno, Stivala, Folchi Pistolesi, Lugano, Segalerba, Schiaffino, Premoli, Ariano e Piccardo) hanno sottolineato. Alcuni sono particolari: ossia che Rocca, al momento dell'accensione della centrale, non era ancora amministratore di «Voghera Energia»; che Musti non lo era più da mesi: oppure, che le centraline Arpa non fossero necessaria perché già installate in precedenza.BR
Filiberto Mayda