Perde il lavoro e si dà fuoco come il padre

bTORINO./bb Aveva paura di essere licenziato. Per questo ieri mattina a Torino un giovane di 20 anni si è dato fuoco all'interno della sua auto posteggiata davanti all'azienda per cui lavora: aveva appena ricevuto una lettera di ammonizione dal suo capo. Ora Riccardo La Mantia è ricoverato in condizioni disperate: ha ustioni su oltre il 90% del corpo. Undici anni fa suo padre si tolse la vita nello stesso modo per una analogo motivo, nel municipio di Caltagirone (Catania).BR /b Dipendente da 5 anni della ditta Palazzo Componenti Elettrici, l'operaio ieri mattina ha discusso animatamente con il suo datore di lavoro che gli aveva consegnato una lettera di ammonizione. «La nostra è una piccola ditta artigianale - ha spiegato il titolare Giuseppe Palazzo - e nessuno si può permettere di fare il fannullone, di danneggiare i macchinari, di importunare le ragazze, di stare ore su internet. Riccardo è un ragazzo molto sveglio ma difficile, ingestibile, indisciplinato. Negli ultimi giorni, poi, si era invaghito di un'impiegata, fidanzata con un altro, ed aveva perso la testa. L'ho richiamato tante volte, ma ha sempre fatto finta di nulla e negli ultimi giorni gli avevo chiesto di valutare di dimettersi, perchè non ce la facevo più».BR Dopo il diverbio, Riccardo è salito a bordo della sua auto e si è dato fuoco per poi uscire coperto di fiamme dall'abitacolo come se volesse farsi vedere da chi era all'interno alla ditta. Ora è ricoverato al reparto ustionati del Cto di Torino con ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 90% del corpo.BR Sconvolta dal dolore, la madre Maria Cultrona lo difende dalle accuse del datore di lavoro: «A uno scansafatiche non si fa fare tanto straordinario, le buste paga parlano chiaro. Aveva le chiavi per aprire l'azienda: a una persona indisciplinata non si concede tanto. Il suo titolare deve spiegare perchè voleva costringerlo a licenziarsi e deve sperare che mio figlio esca con le sua gambe dall'ospedale, altrimenti non avrà pace».BR Il disperato gesto di Riccardo rimanda a un'altra identica tragedia che sconvolse la sua famiglia 11 anni fa. Era il 1997 quando il padre Giovanni La Mantia si suicidò nella stanza del sindaco di Caltagirone. Disperato perchè costretto a lavoretti saltuari da muratore in mancanza di un impiego fisso, si recò in Comune nel giorno in cui il sindaco dell'epoca, Marilena Samperi, riceveva il pubblico.BR Si chiuse nella toilette dove si versò addosso benzina contenuta in una bottiglia di plastica e di li a poco entrò con i vestiti in fiamme nell'ufficio del primo cittadino. Dopo la tragedia, la vedova minacciò di suicidarsi se non fossero state mantenute le promesse di lavoro che le erano state fatte dopo il tragico gesto del marito.BR Successivamente fu assunta a Torino in un'azienda di telefonia al posto del suocero, Francesco La Mantia, che andò in pensione, e si trasferi nel capoluogo piemontese con i 4 figli. La famiglia venne sostenuta economicamente dall'amministrazione comunale di Caltagirone che a Giovanni, lo scorso anno, ha intitolato una strada. (m.v.)BR