Priamo, il re di Peschici

BR bPESCHICI. /bbLo avevamo detto nel pezzullo di presentazione della Potenza-Peschici: attenti al bidone. Alla fuga-bidone. Che infatti accade, si gonfia di minuti di vantaggio e rivolta la classifica generale come un calzino. La fuga verso Peschici fa vincere il bravissimo trevigiano Matteo Priamo, fresco di due successi di tappa al Giro di Turchia.BR /b E regala la maglia rosa al picciotto palermitano Giovanni Visconti, campione d'Italia e gregario - si fa per dire - di Bettini alla Quick. I ricambi ci sono, dunque. Largo ai giovani, anche se per vincere un Giro l'esperienza conta. Largo ai giovani e ai coraggiosi, perchè buttarsi in fuga nella tappa più lunga è da pazzi o arditi. Se poi i pretendenti della Rosa fanno spallucce, tanto meglio.BR Se ne frega altamente la Liquigas, stanca di fare un lavoraccio che non vale la candela (rosa) di questo primo scorcio di gara. Se ne fregano quelli che alla vigilia venivano dipinti come squadroni: hanno tutti in mente l'ultima settimana, quella delle grandi montagne. Tutto giusto, per carità. Sono le misure ad essere sbagliate. E per misure intendiamo i distacchi. E se qualcuno degli undici della fuga-bidone dovesse tenere duro? Sono stati ben 11 i minuti di distacco tra i Pulcinella e tutti gli altri, sono più di 9 quelli che separano oggi i ragazzi arditi dai soliti «assi» in classifica generale. Valli a recuperare, giorno per giorno, da Pampeago a Milano! Pellizotti è a 9'08", Di Luca a 9'15", Nibali a 9'16", Savoldelli a 9'27". Più in giù Klöden (14º), Contador (19º) e Riccò (20º). Capita, capita ogni tanto. Un Chiappucci su cui nessuno avrebbe scommesso un soldo (Boifava lo chiamava Dormi-dormi e la Carrera voleva scaricarlo), con una fuga del genere, al Tour 1990, dove alla fine arrivò secondo, c'inventò un'intera carriera.BR Ma raccontiamola alla moviola, questa pazza, pazza tappa. E' una sgroppata d'altri tempi, quella che porta i corridori dalla gelida Potenza (10 gradi alla partenza, ma non solo: arriva la notizia della morte della sorella di Nocentini, in coma da qualche mese, e la carovana si stringe attorno a Rinaldo, che comunque decide di partire) al soleggiato lungomare di Peschici. Una sgroppata lunga - la più lunga di questo Giro - che incoraggia i sogni più folli, come quello di Visconti, Nardello, Gavazzi (figlio di Pierino, grande velocista), Priamo, Backstedt (due metri d'uomo), Russ, Trussov, Perez Lezaun, Martens, Iglinsky e McCartney. Qualcuno, come il siciliano Visconti, sembra fuori per fare da trampolino al capitano (Bettini) in caso di finale convulso e, casomai, provare la vittoria di tappa che cerca da Palermo. Qualcun altro per calcolo serio: la tappa successiva è quella con arrivo in salita, dura; forse i capitani che contano, quelli che puntano alla Rosa, daranno la benedizione. Cosi fa la Liquigas di Pellizotti, stanca di lavorare sola. E intanto la fuga prende molto il largo, con distacchi (più di 15') che sembrano da Coppi e Bartali. Ci guardiamo tutti in faccia: è lei, è lei, la fuga-bidone, un vecchio mito della Pedivella. Il tedesco Russ della Gerolsteiner è già in maglia rosa. Controvento, il lavoro delle squadre per ricucire è comunque un massacro. Chi ha voglia di provarci? Transitiamo tra ulivi, fichidindia, masserie che sembrano Fort Alamo, grano e papaveri a distesa. Poi il Lungomare spunta, il tuffo nel blu esalta (anche se i resti anneriti della vegetazione, bruciata dagli incendi della scorsa estate, inquietano in abbinata con l'arrembante speculazione edilizia), due troccoli con le telline mangiati in pizzo alla sedia con il vento in faccia ci confortano un po': ora si consuma il delitto. Occhi aperti, 'uagliò.BR Il gruppo reagisce blandamente: quel tanto che basta a far disunire i fuggitivi, che si frazionano, si sbriciolano in vista del traguardo. Sulla salita per Peschici va via Priamo, che semina Perez, Trussov, Martens, Nardello, Gavazzi, Visconti e gli altri. Si pianta un po' Russ e dice addio alla maglia rosa. Se la piglia il Picciotto, sorpreso come un bimbo. Senza troppo girarci attorno, Priamo all'arrivo lo ammetterà: «Sono scappato perchè Visconti aveva comunque la maglia e mi avrebbe lasciato andare». Festa in casa Italbici. Oggi si arrampica un bel po', anche se non è la Marmolada e manco il Mortirolo.BR

dall'inviato Antonio Frigo