Pavia, il pedofilo della porta accanto
b PAVIA./bb Due pavesi, residenti in città, sono indagati per detenzione illecita di materiale pedopornografico. I due, la cui identità è coperta dal più stretto riserbo per la delicatezza dell'indagine scattata in tutta Italia e che ha portato all'arresto di due persone, un artigiano di Vercelli di 38 anni e un operaio di Perugia di 33, entrambi con precedenti specifici, avevano scaricato materiale pedopornografico da siti internet tenuti monitorati dalla polizia postale del Piemonte. Sono state 56, in tutto il paese, le perquisizioni disposte dal sostituto procuratore di Torino, Stefano Demontis.BR /b Impressionante la mole di materiale illegale sequestrato in casa di 45 persone, tra cui i due residenti a Pavia: la squadra crimini informatici della postale di Torino ha, infatti, sequestrato decine di migliaia di foto e video a sfondo pedopornografico. L'inchiesta è nata dopo una segnalazione, fatta 18 mesi fa dalla polizia tedesca, di copioso materiale diffuso attraverso l'Italia. La polizia postale ha quindi posto sotto controllo tutti gli utenti internet che avevano eseguito dei download dai siti segnalati dalla polizia tedesca. Le perquisizioni sono scattate, oltre che a Torino e Pavia, a Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Palermo, Perugia, Roma, Trieste, Asti, Bergamo, Bolzano, Brescia, Cremona, Cuneo, Forli, Frosinone, Lecce, Mantova, Modena, Parma, Pisa, Rimini, Treviso, Udine, Varese, Vercelli e Verona. Perquisizioni al termine delle quali la procura di Torino ha deciso di indagare a piede libero 45 persone, tra cui i due pavesi. I quali si sono visti piombare in casa gli agenti della polizia postale di Pavia coaudiuvati dai colleghi della mobile: perquisizione e sequestro dei computer. I pc sono stati quindi inviati ai laboratori informatici della polizia postale di Milano, l'unico centro, insieme con quello di Roma, dove si trovi la scientifica del crimine on line. Si, crimine on line: vendere e scambiare materiale pedopornografico è un reato nel punito con un massimo di tre anni di carcere. I computer dei due pavesi, che abitano in città, sono stati posti sotto sequestro perché quei due pc hanno effettuato dei download illegali. Si tratterà di capire se oltre al materiale che ha permesso di risalire ai due ve ne sia dell'altro. Perché, in un'indagine come questa, anche la quantità di materiale pedopornografico fa la differenza, pure sul piano delle conseguenze giudiziarie. Particolare inquietante: durante una perquisizione, nella nostra regione, è stata trovata una cantina con pareti insonorizzate, un divano e altro materiale su cui sono in corso accertamenti. Gli investigatori non ne hanno la certezza, ma forte è il sospetto che si tratti di un set per le fotografie e i video oppure un luogo d'incontro. I due pavesi rischiano fino a un massimo di tre anni di prigione, ma è previsto un inasprimento della pena nel caso in cui il materiale rinvenuto sia ingente. Come si diceva, ora i computer dei due indagati sono al vaglio degli specialisti informatici della polizia postale di Milano.BR