Napoli, bruciano i campi dei rom in fuga

BR bNAPOLI./bb «Li abbiamo sopportati per troppo tempo, adesso se ne devono andare». La piazza di Ponticelli arde insieme alle ultime baracche incendiate. Per i rom di Napoli, quartiere Ponticelli (periferia est della città), è tempo di fuga, precipitosa e sotto scorta della polizia. La gente non li vuole più. La reazione è stata violenta, a mano armata di spranghe, bastoni, perfino molotov.BR /b Spiega un manifestante: «In questi anni noi siamo stati vicini ai rom, li abbiamo aiutati e loro ci hanno ripagato con la brutta moneta del tentato sequestro della bimba». Gli incidenti erano scoppiati dopo l'incriminazione di una giovane nomade accusata di tentativo rapimento di una neonata. Dietro la reazione violenta, l'ombra della camorra e di bande delinquenziali appare sempre più certa. Ieri nuovi incendi dolosi sono stati registrati in via Argine e nel quartiere Ponticelli, due aree degradate della città. Le fiamme sono state appiccate con bottiglie molotov in ben tre insediamenti alle baracche abbandonate nelle ore precedenti dai rom che avevano dovuto lasciare l'insediamento solo sotto scorta delle forze dell'ordine e con mezzi messi a disposizione dalla Protezione civile. I nomadi, una cinquantina, avevano detto che non avrebbero abbandonato il campo: «Non sappiamo dove andare - aveva allargato le braccia uno dei capifamiglia - viviamo qui da due anni e non abbiamo mai avuto problemi con la gente del posto. Se anche andassimo a Roma e o a Venezia non cambierebbe niente, saremmo sempre cacciati».BR Chi ha agito contro i campi lo ha fatto in modo indisturbato, fino all'arrivo dei vigili del fuoco e poi della polizia. La tensione è rimasta alta, come le minacce. «Voi qui dovete pulire tutto - si è rivolto qualche esagitato ai pompieri - altrimenti vi facciamo correre qui cento volte». Poco distante un gruppo di donne e bambini cantava e applaudiva mentre le fiamme divampavano nel campo che accoglieva decine di famiglie rom, a Ponticelli.BR Nel clima persecutorio e di vendetta, in molti cercano soluzioni pacifiche e invitano a non innescare una caccia alle streghe. «Il tentativo di rapimento da parte di una giovane rom avvenuto a Ponticelli, se provato, è un fatto grave - afferma in una nota la Comunità di Sant'Egidio, da anni impegnata a sostenere le ragioni degli apolidi - va rilevato che la situazione è sfuggita di mano: non si può accettare che sia una minoranza di violenti a risolvere in trentasei ore una situazione complessa e soprattutto a qualificare la politica della città nei confronti dei rom». Chi dice di non avere voluto di arrivare a tanto è Flora Martinelli, la madre della neonata che una nomade di 16 aveva tentato di rapire e che la donna ha denunciato e fatto arrestare domenica scorsa. «Sono contro ogni forma di violenza - ha detto Flora, 27 anni - e mi dispiace molto per tutto quello che sta succedendo: penso soprattutto ai bambini che vivono nei campi nomadi, sto male per loro. Sia chiaro però, il tentativo di rapimento di mia figlia è stato un fatto grave. E i rom devono andare via da qui: in modo pacifico e civile, ma devono andarsene».BR Le reti antirazziste napoletane hanno promosso una manifestazione di solidarietà ai rom, oggi alle 10, in piazza del Municipio.BR

Ferruccio Fabrizio