Cavendish nega il bis a Bennati
BR bCATANZARO LIDO. /bbFinisce con la volata vincente di Cavendish, un ragazzo che è nato a due passi dal circuito motociclistico dell'Isola di Mann e che sembra voler rinverdire le tradizioni del vecchio velocista uno-contro-tutti. Finisce con la volata precipitosa di Daniele Bennati, cui non riesce la doppietta Milazzo-Catanzaro: si porta dietro proprio l'inglesino, che lo infila.BR /b E finisce con l'ennesima caduta, a qualche centinaio di metri dal traguardo, che vede finire per le terre alcuni giovanotti promettenti come Priamo, Trussov, Dall'Antonia e Nuyens. Questi ultimi sanno bene cos'è successo: l'italiano sbanda, tocca con l'anteriore la coda della bici del belga, che salta in aria trascinando a terra un bel pacchetto d'assi. Ma la volata vera era già avanti e, almeno stavolta, l'asfalto non ha colpe.BR Alla fine, c'è spazio per l'incazzatura di Bettini contro il basco Koldo, che allo sprint ne fa di cotte e di crude, ma il Grillo promette: due o tre giorni e vinco io. C'è ancora il tempo per un'ammissione di Bennati: «Zabel non si decideva ad uscire, mi sono messo al vento troppo presto e...». E c'è il tempo per farsi raccontare dalla maglia rosa, Franco Pellizotti, che forse questo è l'ultimo giorno consecutivo da leader: «La tappa che ci aspetta è di quelle durette, con lo 'strappone", più adatte alle caratteristiche di Di Luca e Riccò. Di Luca ha un distacco in classifica cosi piccolo che potrebbe essere lui ad ereditarla». Ma il pensiero di Milano non l'ha fugato: «Io sono preparato - continua a ripetere - e correrò per vincere il Giro». Traduzione: se avete voglia di dire che Nibali è il capitano della Liquigas, fate pure. Ma io me la gioco da capitano, non da vice.BR L'ultima settimana è ancora lontanissima, in mezzo c'è anche una crono, quella di Pesaro, che spariglierà nuovamente i giochi. E lassù, scusate se lo ricordiamo, ad attendere i corridori ci sono: il Manghen e Pampeago; il Pordoi, il San Pellegrino, il Giau, il Falzarego e il Fedaia; la cronoscalata di Plan de Corones; il Vivione, a Presolana e l'arrivo di Pora; il Gavia e il Mortirolo.BR Non è, insomma, il momento di sprecare energie: i saggi stanno davanti per non cadere, per non prendersi indietro nel momento in cui arriva l'attacco traditore, per tenere alto il ritmo e non consentire, a chi si è presentato al Giro in vizio di forma, di crescere con comodo. Insomma, in soldoni: noi all'allergia al polline di Contador non crediamo. Già oggi vedremo se è soltanto un'impressione.BR Torniamo alla Pizzo-Catanzaro per raccontarvi piccola epica. La tappa vive su una fuga folle, di quelle che entrano nella storia, o che almeno ci provano. Resta nel mito quella solitaria, di 190 chilometri, di Coppi nella Cuneo-Pinerolo, con 11' e 32" su Bartali, ma i confronti non possono reggere. Cosi Rik Verbrugghe prova a conquistarsi un posticino nella storia degli ultimi vent'anni di Giro: scatta al pronti-via, in riva al Tirreno, sotto un cielo che sembra un mostruoso gavettone, e punta dritto sulle Serre e sullo Ionio di Catanzaro, che ciuffa rabbioso sui frangiflutti. Vento, pioggia, su e giù da far male, solissimo se ne va. E chissà a cosa pensa per farsi compagnia. Naturalmente, dietro lo lasciano fare. E' nell'interesse delle squadre che vantano velocisti, ma anche della Liquigas in maglia rosa. Uno solo in fuga, nessuna fuga: basta tenerlo d'occhio, non lasciargli prendere troppo il largo. Già, quanto «troppo»? Cosi, quando Verbrugghe guadagna più di 10', la reazione è lenta. Il belga della Cofidis, uno che la rosa l'ha già vestita sette anni fa a Pescara, deve aver esaurito i vasti pensieri che i cronomen sanno covare in solitudine, perchè comincia a guardarsi alle spalle e a chiedere notizie sul distacco all'«uomo con la lavagnetta». Il gruppo, alle sue spalle, macina pedalate arroganti, da «branco», come le «cagne magre, studiose e conte» del Conte Ugolino dantesco: per Rik il sogno vacilla, all'ultima rampa di Catanzaro-città, chilometro 164, si spegne, mentre si sente il puzzo dei motori bruciati da alcuni velocisti.BR Il resto ve lo abbiamo raccontato. Rimane il monumento incompiuto al fuggitivo belga. Una piccola lezione di ciclismo antico. Qualcuno la riassumerà in tre righe e commetterà un'ingiustizia.BR
dall'inviato Antonio Frigo