Maroni: la clandestinità diventerà un reato

BR bROMA. /bbProcede spedito il lavoro del nuovo governo Berlusconi per dare un giro di vite alle norme su immigrazione e criminalità comune. Deciso a facilitare i respingimenti e le espulsioni degli stranieri senza permesso e dei cittadini comunitari indesiderati, già nella giornata di domani il ministro dell'Interno Roberto Maroni rivedrà i dirigenti dei dipartimenti del Viminale.BR /b Martedi, invece, ci sarà la riunione con i colleghi di Esteri, Difesa e Giustizia per la messa a punto del pacchetto che dovrebbe essere varato fra il 19 e il 25 maggio, quando a Napoli si terrà il primo consiglio dei ministri operativo.BR Tra le misure allo studio dell'esecutivo, che preme per dare al provvedimento la forma del decreto, c'è l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, fattispecie che prevede l'arresto e l'espulsione immmediata dello straniero che tenti di entrare in Italia o si trovi già nel territorio senza i requisiti fissati dalla legge. Poi vi sarebbe l'inasprimento delle norme per la concessione dei permessi di soggiorno, dell'asilo e dei ricongiungimenti familiari. Ma sul piatto c'è anche l'anticipazione delle norme europee, in via di discussione, che tra vincoli e garanzie prevedono un innalzamento fino a sei mesi, e in casi particolari fino a 18, del periodo di detenzione che gli irregolari potranno trascorrere nei Cpt in attesa di espulsione.BR Al capitolo immigrazione si aggiungono le norme sulla giustizia: prima fra tutte quella che innalzerebbe le pene minime per i reati di particolare allarme sociale - dal furto in appartamento allo scippo, dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale - con conseguente blocco dei benefici carcerari e delle sospensioni condizionali.BR La via scelta dal governo è comunque fitta di nodi giuridici e diplomatici non facili da sciogliere. Ad esempio sui controlli alle frontiere. Il commissario Ue al multilinguismo, Leonard Orban, ieri a Firenze, ha messo in chiaro che i problemi di sicurezza di una nazione non possono in alcun modo giustificare l'adozione di provvedimenti che limitino la libertà dei circolazione dei cittadini europei - quali sono i romeni - in seno all'Unione. Magistrati e agenti di custodia, invece, mettono in guardia da altre conseguenze. «L'inasprimento delle pene e la soppressione dei benefici penitenziari sono la solita risposta emotiva alla questione sicurezza. Ma cosi si carica ulteriormente una macchina asfittica, quella della giustizia», polemizza il segretario di Magistratura democratica, Rita Sanlorenzo mentre il sindacato di polizia penitenziaria Osapp avverte che vi sarà una nuova e insostenibile impennata del numero dei detenuti.BR Di misure «di impatto psicologico e mediatico, ma di scarsa efficacia», parla anche Antonio Cassese, ex presidente del Tribunale penale dell'Aja e docente di diritto internazionale. Misure «molto discutibili che faranno aumentare i gravi problemi che già affliggono carceri e Ctp».BR

Natalia Andreani