Industria, ecco chi cresce
bVOGHERA./bb L'Oltrepo bacino industriale della provincia, Voghera e il suo hinterland che raccolgono i grandi gruppi in grado di fare massa critica se si parla di posti di lavoro: dalla classifica del giro d'affari delle aziende vogheresi emerge un quadro sostanzialmente positivo per l'industria a partire dal comparto meccanico che continua ad essere il principale bacino dell'occupazione. «Attenzione, però - avverte il sindacato -. Si deve innovare per far crescere il lavoro».BR /b Resta il fatto che nella classifica dei redditi imponibili, pubblicate nei giorni scorsi, professionisti e manager superano gli industriali. «Stiamo parlando di categorie che dichiarano come reddito stipendi e parcelle professionali - commenta Pierangelo Bergaglio, per anni presidente dell'associazione industriali e patron del gruppo Piber -. Un imprenditore ascrive al reddito personale solo quello che gli serve per vivere e per eventuali investimenti. Il resto rimane nel bilancio dell'azienda che deve svilupparsi e crescere». Questo vuol dire che nonostante i venti di crisi il comparto industriale vogherese resta solido? «Resta solido e soprattutto rappresenta in qualche modo la spina dorsale dell'attività produttiva di tutta la provincia - risponde Bergaglio -. A Voghera e nell'hinterland lavorano realtà industriali che danno lavoro: è questo il parametro più importante da tener presente se si parla di salute del comparto industriale».BR Nella tabella a fianco è riportato l'elenco delle prime cinquanta società di capitali ordinate per giro d'affari e con sede a Voghera: mancano, quindi, aziende 'pesanti" come la Valvitalia che ha sede a Rivanazzano o stabilimenti del gruppo Piber che si estende fino al tortonese. Il quadro che emerge, comunque, è di un comparto industriale sostanzialmente sano. «Parlando di industria e limitandosi al territorio d'Oltrepo - conferma il segretario provinciale della Uil Gianfranco Urrata - la situazione stabilizzata. Non ci sono problemi di tenuta economica almeno per quanto riguarda il comparto manifatturiero. Resta, d'altra parte, una certa differenza tra le aziende che producono beni e quelle che producono servizi, comprese le realtà commerciali». Nel dettaglio? «Il manifatturiero tradizionale, e parlando di Oltrepo il settore meccanico in particolare lavora sul mercato globale e quindi regge l'impatto della congiuntura - spiega Urrata - chi vende servizi alla persona, invece, risente delle difficoltà di spesa delle famiglie». Una via d'uscita? «Innovare, innovare, innovare - propone Urrata -. Innovare la produzione e il comparto industriale significa offrire più posti di lavoro e quindi stipendi che aiuteranno la ripresa anche del comparto commerciale».BR