A passeggio tra polveri e odori
bPARONA. /bb«Si forma una schiuma strana nelle pozzanghere quando piove, e una patina opaca sulle verdure negli orti. Poi spesso l'aria puzza qui a Parona». Lo spiegava ieri una mamma col bimbo di due anni per mano, sotto i portici di piazza Nuova. Colpa del termovalorizzatore per lo smaltimento rifiuti? «Forse dipende più dalle tante ditte insediate negli ultimi anni. O dal via vai di camion nella zona industriale». La concentrazione del pm10 (le polveri sottili, particelle di sostanze inquinanti) quest'inverno aveva toccato valori altissimi - il massimo tollerato è 50 - ma ieri indicava 51. Da un mese e mezzo la prima caldaia del 'termo" è ferma, dopo un incendio che ha danneggiato gli impianti scoppiato a fine marzo. «Ma questo non influisce direttamente sul calo del pm10, che è determinato da una serie di fattori», commentava un operaio da 10 anni in servizio all'impianto, che ha un centinaio di dipendenti. Meglio restare anonimo, ma «un fatto è certo - spiega - l'attività al termodi- struttore è controllatissima. Come paronese, spero che lo sia altrettanto nelle altre ditte sul territorio comunale».BR /b bQuell'olezzo della sera. /b «Effettivamente, qui l'aria spesso non sa di buono. Ha un odore acido, soprattutto la sera», spiegava ieri un'altra mamma, Gianfranca Dagrezia, 31 anni. Il problema «si sente di più nella bella stagione, con le finestre aperte. E aumenta avvicinandosi alla zona industriale» a est dell'abitato, verso la ex statale 494. Da dieci anni - a 4 chilometri dal Municipio, di fronte alla cascina Scocchellina - funzione il termodistruttore gestito da Lomellina Energia srl. E' autorizzato a smaltire 380mila tonnellate annue di rifiuti, che arrivano anche da fuori provincia. Ma negli ultimi due decenni, a Parona si sono insediate parecchie altre industrie, soprattutto nel settore chimico e siderurgico.BR b«Vendo il bar e la casa». /bBR Tina Giannone ha 30 anni, fisico da modella, un figlio di un anno e mezzo, un bar in piazza e due case a Parona. «Ma adesso vendo tutto, perché le proprietà immobiliari qui si stanno deprezzando». Colpa dell'inquinamento?: «Non so. Ma restare qui non conviene più». Sotto i portici ieri leggeva il giornale con aria rassegnata anche Giulio Fioravanti, 70 anni, pensionato dopo una vita in giro per il mondo come designer calzaturiero. «L'aria a Parona non è il massimo, in effetti - ammette - Ma sarà cosi dappertutto. Non mi pare che a Vigevano sia diverso».BR bRudo e mosche. /bSarà un dettaglio, «ma da quando a Parona bruciano i rifiuti (il rudo, in dialetto locale), le mosche sono aumentate in modo esponenziale. Qualcosa vorrà dire», commenta Franco Andreacchio, 45 anni. Ha un negozio di ortofrutta, vive a Parona da sempre. Si stava meglio quando si stava peggio? «Dico solo questo: avere tutte queste attività industriali intorno a un piccolo paese, bene non dovrebbe fare all'ambiente e alla salute». Il Comune di Parona da due mesi è commissariato: si andra a nuove elezioni in autunno o primavera 2009. Goccia che ha fatto traboccare il vaso, lo smaltimento rifiuti. Il sindaco Giovanna Ganzi, 80 anni, si è dimessa il 4 marzo. Quando l'ha messa in minoranza una mozione firmata da sette consiglieri (su 12), contrari a una nuova convenzione - con rinuncia a parte dell'addizionale pro Comune - siglata per lo smaltimento all'inceneritore. «Si crea un mancato introito al Comune di 500 mila euro», sostenevano i firmatari. Compreso l'ex sindaco Silvano Colli, in carica dal 1973 al 2004, poi per pochi mesi vice di Ganzi. I problemi ambientali da anni creano un dibattito serrato a Parona, centro di 1.982 anime che ha raddoppiato i residenti in 20 anni, proprio grazie ai molti stabilimenti industriali che si sono insediati, oltre al Bennet e alla multisala.BR