Cerri promosso a Monza

bVIGEVANO. /bClaudio Cerri, 51 anni, ha lasciato la segreteria provinciale della Cgil e la responsabilità della Camera del lavoro di Vigevano, per entrare nella segreteria della Fiom-Cgil (il sindacato dei meccanici) di Monza e Brianza, con la responsabilità della zona di Vimercate. Un'area ricca di aziende meccaniche, con 8.100 iscritti alla Fiom, di cui oltre 4mila nella zona di Vimercate. In attesa che venga scelto un nuovo coordinatore, la Camera del lavoro è guidata da Gian Mario Santini, segretario provinciale Cgil, che a Vigevano e nel distretto conta 18.000 iscritti. Per Cerri si tratta di un ritorno alla Fiom dopo sette anni. Già responsabile della Camera del lavoro di Vigevano, rientrò in azienda (alla PanPla) per un breve periodo. Quindi, nel 1998 rientrò attivamente nel sindacato, alla in Fiom di Milano, fino al 2001. Nel 2002 il ritorno a Pavia e Vigevano. «La scelta è personale - spiega Cerri - ho ritenuto di dover fare una nuova esperienza sindacale e per me è gratificante poterla fare nella Fiom. A Pavia e Vigevano ho trascorso sette anni importanti, con un'esperienza significativa nel distretto industriale, che spero possa continuare». Che futuro vede per l'economia vigevanese? «Se non si attueranno politiche efficaci vedo un futuro critico - sostiene Cerri - Tutti parlano, anche con qualche slogan, dell'Expo 2015. E' un treno su cui salire? E' possibile, importante, ma il territorio deve ripensare se stesso senza escludere la sua vocazione manifatturiera, integrando il nuovo che deve cominciare ad essere preso in considerazione. Ci sono strutture importanti, come l'Università, che possono aiutare». Scettico su quel che potrà portare l'Expo? «No, ma se penso che vengono progettate infrastrutture che vanno dalla parte opposta, come l'autostrada Broni-Mortara, quando si è sempre detto che sono quelle verso Milano e Malpensa da potenziare - sottolinea Cerri - allora credo che si imponga una riflessione sul futuro del territorio. Il distretto industriale ha bisogno di riqualificarsi e rimodellarsi, magari anche grazie all'Expo. Io lavorerei a un accordo di programma sulle infrastrutture, sugli insediamenti». Ci sono state vertenze sindacali che, più di altre, l'hanno segnata? «Purtroppo quasi tutte le vertenze sindacali sono state in difesa e tese a dare qualche sollievo a lavoratrici e lavoratori espulsi dai processi produttivi. Ma la chiusura della Marzotto di Mortara è stata l'epicentro della crisi che abbiamo dovuto affrontare in questi anni». (d.a.)BR