Diritto di critica per i tifosi

Vorremmo fare un po' di chiarezza su quanto accaduto domenica scorsa a Rimini, durante l'ultima gara di regular season della Edimes Pavia. Sui vari portali web di pallacanestro si è scritto di tutto e di più, tanto da dire che uno sparuto gruppo di tifosi estremisti avrebbe per tutta la partita contestato duramente e sparato a zero sulla figura del presidente Gianmarco Bianchi. In realtà, la nostra critica è stata blanda e mirata a un punto ben preciso: «Aumentano i prezzi dei biglietti, ma diminuiscono i risultati...» recitava un nostro striscione esposto in balaustra, riferito all'aumento dei prezzi biglietti e abbonamenti del settore popolare di questa stagione (un rincaro, a nostro avviso ingiustificato e pari al 20%, dannoso per tutti i tifosi pavesi e non solo per quelli del gruppo Alcoolingans!), che è stato seguito da un campionato tutt'altro che esaltante e terminato, come tutti sappiamo, con l'esclusione dai play off.BR A noi non interessa avere una squadra che vinca sempre e tutto ciò che c'è da vincere, ci accontentiamo di vivere di questa LedaDue, perfetta realtà alla portata di Pavia. Ciò che non c'è piaciuto di questa annata da dimenticare sono state, invece, alcune uscite infelici della Dirigenza. All'indomani della sconfitta in gara-4 contro la Scavolini Pesaro, la triade ha esordito con la brutta gaffe delle minacce al Comune sullo stile: «O mi date tot o cediamo il diritto sportivo». Nel giro di poche settimane il roster della squadra, che è arrivato a un passo dalla serie A, è stato letteralmente smantellato e ricostruito da zero. La campagna abbonamenti è partita con il rincaro dei prezzi dei settori popolari. Nel corso dell'anno abbiamo avuto più volte la sensazione che la dirigenza cercasse sempre un capro espiatorio per delegare colpe di un'annata che si faceva sempre più deficitaria dal punto di vista dei risultati: la stampa locale, gli addetti ai lavori (nella fattispecie il procuratore del giocatore Grappasonni), la figura dell'allenatore Giancarlo Sacco (reo, secondo alcuni, di aver «forzato» scelte sbagliate...).BR Infine, è arrivato il più scontato dei finali (che onestamente ci immaginavamo): il presidente Bianchi si dice molto amareggiato da una serie di fattori, fra cui la contestazione di un manipolo di tifosi a Rimini. Non ci stupiamo, infatti, di essere additati a nuovi capri espiatori, per addossarci le colpe del (a quanto pare) imminente disimpegno. Come siamo stati grati nelle passate stagioni, crediamo (visto che da anni solo il nostro gruppo si sobbarca le onerose trasferte al centro/sud Italia, nonché organizza e investe su tutte le coreografie realizzate in tribunetta!) sia nostro diritto muovere per la prima volta una critica all'operato della Dirigenza. Ma evidentemente, i nostri dirigenti (e chi li difende...) sono convinti che i tifosi questo diritto non se lo possono permettere, in quanto la verità assoluta e inconfutabile appartiene solo a loro stessi.BR bCollettivo Alcoolingas /bPavia BR BR Pavia, la burocraziaBR che ostacola l'assessoreBR BR Mi ha molto impressionato l'accorato appello del signor Oliviero Busi, imprenditore titolare della industria O.M. Busi di Pavia, che da dieci anni aspetta la concessione urbanistica per ampliare il proprio stabilimento sul terreno da lui a suo tempo acquistato e subisce l'umiliazione di una burocrazia non solo lenta ma cieca e insensibile. Mi ha anche impressionato la risposta cavillosa, pignola dell'assessore all'Urbanistica del Comune di Pavia che non trova di meglio che assolversi sostenendo che i guai dell'imprenditore sarebbero colpa del Consorzio del Parco del Ticino (ovvero della Regione Lombardia). Credo che un 'amministrazione comunale dovrebbe avere più a cuore le sorti dei propri cittadini: se la rigidità burocratica è da attribuire alla competenza del Parco del Ticino, allora l'amministrazione cittadina dovrebbe adoperarsi affinchè i propri amministrati vengano messi nella condizione di soddisfare le loro legittime aspirazioni, nel caso stabilendo gli opportuni contatti con il Parco del Ticino. Non ci si può trincerare dietro un formale «non possumus» e lasciare che un imprenditore debba sfangarsela da solo nel rimpallo epocale delle responsabilità tra gli uni e gli altri, con la prospettiva di non poterne venire mai a capo. Suvvia, assessore Sacchi, non riusciamo proprio a metterci una pezza di ragionevolezza e avviare una soluzione a beneficio dell'impresa del signor Busi? E il Parco del Ticino può a sua volta fare la propria parte di strada per eliminare gli ostacoli? L'odissea raccontata dall'imprenditore mette bene in evidenza la complicatezza del caso, di cui lo stesso signor Busi si dice consapevole. Non possiamo tutti insieme venirgli incontro, ciascuno facendo la propria parte? Volendo generalizzare, è questo un esempio della domanda di snellezza burocratica che si leva dai cittadini del Comune, della Provincia, della Regione e dello Stato. Una domanda che non è estranea alle ragioni che hanno portato alla decisa svolta delle elezioni politiche del 13-14 aprile, completate dal «secondo tempo» dell'elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma.BR bDavide Pasotti /bdirettivo provinciale Popolo delle Libertà, Pavia BR BR Scuola, bisogna pensareBR di più ai nostri ragazziBR BR L'istruzione non è più considerata dai giovani una base per organizzare il proprio futuro. Un tempo si sognava di uscire dalla povertà prendendo un diploma o una laurea, ora i ragazzi sono convinti che non serve a niente perchè vengono proposte altre vie (veline, cantanti, ballerini, grande frtatello, isola dei famosi, eccetera) per fare soldi.BR E' compito delle famiglie e della società far capire loro che studiare è importante, premiando i più meritevoli con offerte di lavoro adeguate alle loro conoscenze. Altrimenti si farà sempre più strada l'illusione di un mondo fittizio in cui contano solo superficialità, bellezza, gridare in televisione, comportarsi da gradassi ignoranti. D'altronde gli esempi sono molti e proposti giornalmente.BR bGiorgio Veronesi /bPavia BR BR Il patatrac di VeltroniBR lascia a noi cocci e rovineBR BR Difficile compilare un catalogo esaustivo delle novità e originalità degli eventi di queste ultime settimane. Scintilla del grande incendio è stata l'idea di Veltroni di correre da solo nella competizione elettorale: idea che è stata presentata come una specie di rivoluzione copernicana dell'universo politico italiano, e come tale celebrata dalle firme più prestigiose della grande stampa. Un grande salto di qualità, rispetto al clima di rissa da bettola con cui si era chiusa la legislatura. Basta contrapposizioni di parte, basta rivalità personali, basta aggressioni di piazza e imboscate parlamentari: ogni formazione politica si esprima presentando programmi chiari e coerenti, che si confrontino senza veleni secondo regole da tutti accertate, in un quadro di civile democrazia!BR In nome di questo ideale di correttezza Veltroni si asteneva perfino dall'indicare i personaggi destinatari della sua polemica, che pure erano noti al colto e all'inclita per nome, cognome, soprannome, curriculum e fedina penale. Solo confronto programmatico, interlocuzione di idee, e vinca il migliore! E in questo quadro, nessuna alleanza con nessuno, sul piano di un mediocre interesse elettorale.BR In campo avverso, al contrario, nessun ritegno. Bombardamento mediatico dalle Tv e dai giornali del Cavaliere. Attacchi al limite dell'insulto, e intese con chiunque si prestasse alla collusione, a prescindere dalle sue motivazioni e dai suoi propositi. Una spregiudicata campagna acquisti.BR Cosi si è svolto il dibattito, con un Veltroni puro ed asettico contro un Berlusconi sanguigno e caciarone. Solo loro protagonisti, all'americana, ad accapigliarsi su tutto. Ma con una caratteristica comune: il diluvio di belle promesse e l'accuratezza con cui si evitava il problema della laicità dello Stato, che poteva mettere in allarme la sensibilità del Vaticano, geloso custode dei principi dell'etica, del costume, dei diritti civili, che non devono mai oltrepassare il giusto limite.BR Veltroni tuttavia fu solo in parte conseguente alle sue enunciazioni: accettò due alleanze, una con Di Pietro e l'altra con i radicali. Rifiutò invece accuratamente ogni dialogo con la Sinistra Arcobaleno, colpevole, ai suoi occhi, di annoverare tra le sue file un eccesso di irriducibili assertori di un'assurda ipotesi di radicale contrapposizione al sistema culturale, sociale e politico della civiltà capitalistica, che si esprime nelle direttive della Confindustria e delle altre associazioni padronali. Il nuovo Pd deve attenersi a un saggio, graduale riformismo, evitando troppo brusche accelerazioni che potrebbero dar luogo a pericolosi sommovimenti di carattere estremo. Bisogna guardarsi da una troppo assoluta contrapposizione tra chi ha e chi non ha, bensi operare per un 'armoniosa collaborazione che lubrifichi gli ingranaggi della produzione, unica vera fonte di ricchezza.BR Con queste convinzioni Veltroni col suo staff di ex comunisti e di ex democristiani pensò di procedere per il meglio, sfrondando dalla sua pianta ogni ramo di estremismo; non si accorse però che sul ramo che stava segando era appollaiato anche lui. Il patatrac fu evidente alle comunali di Roma. Ma in quasi tutta Italia l'apertura delle schede diffuse la stessa amara sorpresa. Entrò in Parlamento una settantina di galantuomini che malvagi giudici comunisti avevano incriminato di ogni genere di porcherie: collusioni con la criminalità organizzata, ruberie nella pubblica amministrazione, falsi in bilancio, corruzione di magistrati e di funzionari dello Stato, insulti alla bandiera nazionale, razzismo. Ci vorrà, ancora una volta, una bella amnistia generale per archiviare questo inconveniente. Anche perchè tornerà la protesta fastidiosa di una gioventù che non capisce, e può essere sobillata in nome della lotta al precariato, o di qualche altro pretesto. Meno male che i provocatori non si mettono d'accordo fra loro, perchè ciascuno si sente un piccolo Lenin, nella sua nicchia, e non rinuncia a far valere la sua distinta personalità.BR Conclusioni? Il mondo ci guarda sorpreso e divertito. Le firme più prestigiose della grande stampa si interroganto sul flop. Madamina, il catalogo è questo. E a noi non resta che goderci gli ex fascisti in Parlamento e al Campidoglio, Bossi con i suoi trecentomila fucili, le ronde a caccia di rom e di ogni «diverso», e Berlusconi che riassume nei suoi smaglianti sorrisi a trentadue denti miliardari tutto lo splendore del tutto. Farà opposizione un Pd depurato da ogni velleità di alternativa al sistema. Evviva. Ci vorrà pazienza anche per questo, come a Pavia dopo gli assalti al Barattolo e le croci celtiche sui muri.BR bGiorgio Piovano /bPavia BR BR Il coraggio che manca perBR salvare qualche ragazzoBR BR Buona notte figli miei e buon riposo. Si, è questo che vorremmo poter dire ai nostri figli, non dover dar loro il buon giorno al ritorno da nottate interminabili, dove la stanchezza si appende alle palpebre e di colpo inesorabilmente le abbassa. E' vero, i tempi sono cambiati, le esigenze dei nostri ragazzi sono sempre maggiori, la loro voglia di vivere esplode prepotentemente. Ma che follia vedere gruppi di ragazzi che invadono le discoteche a orari assurdi. Qualcuno, è vero, li accompagna con il bus, rendendo forse un pochino tranquilli i genitori, ma che angoscia quando al rintocco delle quattro o delle cinque del mattino nessuno ancora si fa vivo. Appartengo a quella generazione che si metteva in fila al gurdaroba dei locali già alle 21.30, dove nessuno si annoiava e nessuno ha subito particolari traumi, compresi i gestori dei locali stessi che non guadagnavano meno di quanto incassino oggi.BR Ci vorrebbe un po' di coraggio e chiudere le discoteche a un orario accettabile che forse porterebbe a casa i nostri ragazzi ancora un poco svegli e forse si, con un po' di egoismo, regalerebbe qualche ora di sonno anche ai genitori.BR bSiro Zangrandi /bPieve Porto Morone