ARRIVA UN PO' DI OSSIGENO MA I TEMPI SONO RIGIDI

BR I destini di Alitalia e degli oltre 20mila lavoratori dell'azienda sono ancora una volta legati a un prestito ponte. Dopo il ritiro definitivo di Air France dalle trattative con i sindacati e con l'azienda, il prestito deliberato dal governo, da rimborsare entro il 31 dicembre di quest'anno, pone un limite chiaro per tutti. Una scelta, su indicazione del presidente del consiglio 'in pectore", Silvio Berlusconi, che comunque ora dà il tempo necessario alla tanto invocata cordata italiana di manifestarsi.BR I rischi, è inutile dirlo, sono altissimi. L'attuale processo di consolidamento nel settore del trasporto aereo, reso evidente anche dalla fusione negli Usa tra Northwest e Delta, non consente a piccole compagnie di resistere sul mercato, soprattutto se applicano ambizioni modelli industriali 'hub and spoke" come Alitalia.BR Dunque un partner industriale serve comunque ed è facile intuire che non può certo esserlo la russa Aeroflot che, non assoggettandosi alle regole di mercato e alle rigide normative della Ue, continua a vivere e proliferare grazie a consistenti aiuti di Stato. Difficile immaginare, inoltre, che una cordata italiana possa garantire gli attuali livelli occupazionali. Alitalia, infatti, ha un numero di dipendenti per aeromobile doppio rispetto alle principali compagnie internazionali. Aspetto quest'ultimo che rende impossibile un risanamento della ex compagnia di bandiera intervenendo solo sul lato dei ricavi. Dunque una eventuale cordata italiana comunque dovrebbe tagliare in modo drastico il personale a meno di non accettare di scaricare i dipendenti in esubero in una 'bad company" da cedere alla solita Fintecna. Ipotesi quest'ultima considerata irricevibile dai sindacati.BR Quali potranno essere dunque le soluzioni? Un prestito ponte di questa entità, con una scadenza cosi ravvicinata e concesso a tassi di mercato equivale a mettere al collo di Alitalia un cappio che al 31 dicembre di quest'anno non potrà che strangolarla. Entra quella data, infatti, o il vettore italiano avrà trovato un partner in grado di pagare il debito contratto oppure non ci sarà nessun'altra soluzione oltre il fallimento. Il che significa che con questa operazione il governo che sta per essere nominato ha già messo i sindacati in scacco matto: o accetteranno qualsiasi soluzione gli verrà proposta oppure sarà la fine per tutti. Gli spazi di negoziazione saranno praticamente nulli e senza poter contare sulle prospettive di crescita che Air France era in grado di garantire.BR Una condizione ideale questa per il manifestarsi di una cordata di imprenditori italiani che da una simile situazione potranno non solo guadagnarci ma anche assolvere al ruolo di salvatori della patria. L'acquisizione potrà essere fatta per pochi spiccioli e con la libertà di ristrutturare e tagliare gli esuberi in modo aggressivo. Solo a quel punto, con una compagnia completamente risanata, potranno rivenderla a una grande compagnia internazionale per un prezzo sicuramente ben superiore rispetto a quello offerto da Air France. Magari a Lufthansa.BR

Fabrizio Spagna