Il Paraguay elegge Lugo e volta pagina

BR bROMA. /bb «Lugo tiene corazon!», recitava la canzone più gettonata alla vigilia del terremoto elettorale che domenica ha consegnato il Paraguay al vento del cambiamento, dopo sessantun'anni di letargo dominato dal Colorado, il partito unico ininterrottamente al potere dal 1947. Ad 'avere cuore", secondo i suoi sostenitori, è Fernando Lugo, cinquantasettenne vescovo di San Pedro.BR /bEra lui il grande favorito secondo i sondaggi poi confermati e sarà lui, il 'vescovo dei poveri", a dover guidare il Paraguay nel difficile cammino di trasformazioni radicali necessarie a risollevare un paese in ginocchio dove più di un terzo della popolazione di 6,7 milioni di abitanti vive nella povertà e quasi 1,2 milioni sono indigenti.BR Lugo ha vinto aggiudicandosi più del 40% dei voti, con un distacco di oltre 10 punti rispetto al 30% e rotti della candidata 'colorada" Blanca Ovelar, ex-ministra della Pubblica Istruzione con cui il governo uscente sperava di proseguire il domino assoluto del paese.BR «Questo 20 aprile segna una data storica per il Paese», ha detto, davanti a una folla festante, il neo-eletto presidente che si insedierà ufficialmente a ferragosto.BR Felicitazioni sono arrivate dagli altri presidenti latinoamericani, Chavez, Lula, Kirchner, Morales e Bachelet, cui Lugo si unisce nella virata a sinistra del continente.BR Povertà, corruzione, emigrazione e disoccupazione: le sfide per Lugo sono tante e difficili e lui promette che farà il possibile perchè il paese «non venga ricordato per la corruzione e per la povertà, ma piuttosto per l'onestà e l'efficienza e perchè non ritornino mai più il clientelismo e le bustarelle che tanto danno hanno arrecato alla nostra patria».BR Il Paraguay, che pure vanta la più grande risorsa idrica di acqua dolce del pianeta, l'Acuifero Guarni, con cui produce energia elettrica che, a causa di trattati bilaterali, può vendere però solo a prezzo di costo, e non di mercato, ad Argentina e Brasile, ha un pil pro capite di 4mila dollari l'anno e un tasso di disoccupazione superiore al 13%, tanto che l'emorragia di forza lavoro è in aumento e nell'ultimo anno 60mila persone hanno lasciato il paese.BR Lugo, prima da missionario in Ecuador, dove ha lavorato per cinque anni, e poi da vescovo, è sempre stato vicino alla Teologia della liberazione e alle problematiche degli ultimi e ha dato prova di coraggio quando nel marzo 2006 ha guidato una manifestazione popolare di 40mila persone contro il governo del presidente Frutos.BR Dopo essere stato leader del movimento Tekojojà, che in guarni significa 'uguaglianza", ha organizzato l'Alleanza Patriottica per il cambiamento, una coalizione di 12 fra partiti e movimenti politici e sociali collocabile nell'area di centro-sinistra. Da li è maturata la decisione di candidarsi e nel febbraio 2007 è arrivata la sospensione 'a divinis" dal Vaticano che gli impedisce di amministrare i sacramenti, celebrare messa, confessare e gestire una diocesi.BR Alla vigilia del voto il presidente della Conferenza episcopale paraguaiana, monsignor Ignacio Gogorza, aveva dichiarato che, in caso di vittoria di Lugo, «la Chiesa accetterà questo risultato».BR «Tuttavia - aveva spiegato - le relazioni fra Chiesa e Stato dipendono direttamente dal Santo Padre ed è lui che prende le decisioni in questo ambito».BR Il giorno dopo il voto, sembra che in Vaticano aleggi lo sconcerto. Mons. Velasio De Paolis, canonista e neopresidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, ha spiegato che il caso è 'inedito" e che «ci vorrà tempo per studiare la situazione e riflettere». «Lugo - ricorda mons. De Paolis - è sospeso 'a divinis" ma non ha ottenuto la dispensa, cioè la riduzione allo stato laicale, che pure aveva chiesto. Nonostante questo ha deciso di candidarsi e ha vinto. A questo punto il Papa potrebbe concedergli la dispensa ma - continua monsignor De Paolis - come dare la dispensa, che è una grazia, a uno che ha disobbedito in modo grave?».BR

Junko Terao