Maroni ripropone le ronde leghiste, è scontro
bROMA. /bbRipartire dalla Bossi-Fini puntando sulle espulsioni immediate con accompagnamento alla frontiera. Berlusconi lo dice chiaro: «La sicurezza sarà uno dei primi provvedimenti che prenderemo». Magari subito dopo l'abolizione dell'Ici e prima del Federalismo fiscale. Come agire lo spiega uno degli estensori della legge, Gianfranco Fini: «Bisognerà prevedere che possano venire tagliati gli aiuti dell'Europa ai Paesi che si rifiutano di riportare in patria chi si è macchiato di colpe», dice. E aggiunge: «Le espulsioni non dovranno essere più solo intimazioni ad andarsene, ma allontanamenti immediati». Ancora più dura la posizione di Antonio Borghesi, Idv, opposizione: «Rendere obbligatoria l'espiazione della pena abbia luogo nelle carceri dei paesi di origine».BR /b Ma quello che agita la scena politica per buona parte della giornata è l'interpretazione di una parola: «Ronda». Colpa, o merito, del ministro dell'Interno in pectore, Roberto Maroni, leghista, che al Corriere della sera dichiara: «Si alle ronde contro i criminali». Se uno leggesse con attenzione il testo dell'intervista si accorgerebbe che non parla di gente armata di fucili che gira per le città con la licenza di sparare. «Le ronde - dice - non hanno poteri di polizia giudiziaria, ma di prevenzione». Una cosa legale, insomma, cittadini che girano per la città in gruppo e che se vendono o sentono qualcosa chiamano il 112 o il 113.BR Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell'Anci, l'intervista la legge con attenzione e, infatti, commenta: «Mi pare che Maroni si ponga un problema di controllo del territorio di cui discutere anche con le amministrazioni comunali e con soggetti, associazioni, che possono volontariamente dare un contributo che può andare dalla presenza in quanto tale in alcune zone particolarmente critiche, ad attività di assistenza come già esistono in numerose città italiane». Poi Domenici ricorda che le amministrazioni comunali possono svolgere un lavoro importante in tema di sicurezza, «lavoro già iniziato con il governo Prodi e in particolare con il ministro Amato» che ha siglato con le amministrazioni protocolli di sicurezza.BR Ma la parola ronde è troppo evocativa per passare liscia. Chi ci tiene a un distinguo preciso è Antonio Di Pietro: «E' un atto incostituzionale prevedere una polizia privata che si sostituisca al dovere pubblico di tutelare i cittadini da parte delle istituzioni». Ma aggiunge che, se invece, «con ronde si intende che c'è chi segnala alla polizia se vede qualcosa di sospetto, allora questo lo faccio anch'io. Se invece vuol dire imbracciare un mitra o un fucile allora questo in uno stato di diritto non è possibile».BR «Di Pietro dimostra di non aver capito nulla del nostro progetto - gli risponde Massimo Bitonci, sindaco leghista di Cittadella - la Lega ha sempre parlato di azione deterrente e preventiva ai fini del controllo del territorio utilizzando il volontariato, come ad esempio i carabinieri in congedo». Insomma la «sicurezza partecipata» che si applica a Milano da tempo, spiega il vicesindaco e assessore alla sicurezza milanese Riccardo De Corato.BR Antonio Di Pietro ascolta e rettifica: «Prendo atto che nell'iniziativa di rilanciare le ronde padane c'è solo un tentativo di affermare la legalità con un'azione preventiva. Anche noi dell'Italia dei valori vogliamo e auspichiamo che i cittadini italiani segnalino alle forze dell'ordine situazioni di pericolo e di criminalità». Però ci tiene a sottolineare che sulla «sicurezza al Nord la destra è stata lassista» e che se la giustizia non funziona si deve alla delegittimazione operata dal governo Berlusconi. Nessuna marcia indietro, invece, da Pino Sgobio, Sinistra arcobaleno: «Proposta inammissibile e fuori da ogni convivenza civile». «Preoccupati» si dicono i penalisti.BR