Ferito a scuola, ma il tribunale gli dà torto

b RIVANAZZANO./bb Dicembre 2002: uno studente delle medie di Rivanazzano va a scuola e finisce direttamente all'ospedale con gravi lesioni per colpa di uno scherzo fatto da un compagno. Seguono sei anni di processo a Milano, con la famiglia da una parte e il ministero della pubblica istruzione dall'altra. Nei giorni scorsi, il verdetto-choc: l'infortunio durante le ore di lezione si è verificato, ma è stata solo colpa della vittima e l'assicurazione ha ragione a non pagare. La famiglia, inoltre, dovrà versare 5000 euro per le spese processuali. «Sono sconvolta» commenta la madre.BR /b A ricostruire l'accaduto è Valentina Sesenna, la mamma di Pierantonio: oggi il ragazzo è maggiorenne, ma all'epoca aveva solo 12 anni. «Ora abitiamo a Voghera - racconta la donna - Nel 2002 vivevo a Rivanazzano e mio figlio frequentava le scuole medie di quel paese. Un giorno di dicembre, durante la lezione, mio figlio chiede alla professoressa il permesso di andare in bagno e la docente glielo concede. Poco dopo, quando Pierantonio è già uscito, altri due ragazzi chiedono la stessa cosa e la professoressa accontenta anche loro. I due compagni di classe, in realtà, non hanno bisogno di andare al bagno, vogliono solo giocare. Infatti uno dei due, giunto ai bagni, spalanca la porta dei servizi con un calcio, come si vede fare nei telefilm. Purtroppo dietro la porta c'è mio figlio, che si prende un violentissimo colpo sulla faccia. La porta gli spacca un dente con tutta la radice, le labbra, gli provoca un trauma alla cervicale ma soprattutto colpisce l'occhio destro provocando il distacco della retina. Pierantonio, che sanguina copiosamente anche dal naso, viene portato al pronto soccorso con l'ambulanza, dove i medici gli danno quasi un mese di prognosi. Ma, soprattutto, inizia un calvario di cure, tra cui l'intervento chirurgico con il laser per riattaccare la retina e gli interventi per mettere a posto la bocca. Ero appena separata, in difficoltà economiche, ma ho dovuto spendere 16 mila euro per curare mio figlio. Mi aspettavo che intervenisse l'assicurazione della scuola, ma si sono sempre rifiutati di pagare». Che tipo di rivendicazione avete portato avanti? «Non ho mai incolpato dell'accaduto i due ragazzi che hanno spalancato la porta: non sapevano che mio figlio stava uscendo dal bagno e non l'hanno fatto apposta. Ma il regolamento scolastico vieta esplicitamente ai docenti di fare uscire più di un ragazzo per volta per andare al bagno e questa norma è stata disattesa. L'infortunio si è verificato non durante l'intervallo o dopo l'orario scolastico, quando non sarebbe stato più sotto la responsabilità dei professori, ma durante una lezione. Per questo ritengo che la responsabilità dell'accaduto sia della scuola». E invece? «Nei giorni scorsi la sentenza ha detto che la scuola non è responsabile in alcun modo e ha ribadito che l'assicurazione non è tenuta a pagare. Anzi siamo noi che abbiamo torto e quindi dobbiano pagare le spese del processo di questi anni: circa 5000 euro tra annessi e connessi. Ma non posso certo subire un'ingiustizia del genere, faremo ricorso in appello. Ma come? Una mamma manda tranquillamente un figlio a scuola, glielo restituiscono con gravi ferite del genere e poi si sente dire che non è colpa di nessuno o che, addirittura, è colpa del ragazzo rimasto ferito? Ma allora a cosa servono le assicurazioni scolastiche? Non posso che essere indignata».BR