A Vigevano va in scena l'operetta con la compagnia di Corrado Abbati

b VIGEVANO./b Pontevedro è un paese forse balcanico, sicuramente da operetta. La sua economia si regge soprattutto sul capitale della signora Anna Glavary, l'affascinante 'Vedova allegra" che dà il titolo all'immortale lavoro di Franz Lehàr, che conserva tuttora un forte fascino per la raffinata scrittura, la brillante strumentazione, i giochi delle proporzioni, la finezza delle melodie. Discesa direttamente dalla tradizione danubiana dei Suppé e dei Johann Strauss jr., l'operetta si inserisce nel cuore del decadentismo europeo d'inizio '900. Anche in questo caso la vicenda ruota intorno all'amore, rappresentato come lieve, quasi acrobatico intreccio di ritrosie scherzose, dinieghi, tenerezze galanti, inviti, rinunce, finte imbronciature, rovesciamenti suggeriti dal capriccio del momento per rendere più dolce l'unione finale ed accettati con un sorriso da tutte le parti in causa, teneramente soggiogate dal piacere dell'ebbrezza momentanea e delle seduzioni dell'ora che sfugge. In scena scorrono quelle tante arie famose e preziose che rappresentano la genialità, veramente sfavillante, della partitura: quella partitura - insieme rigorosa, struggente, briosa, arguta - che Lehàr disse 'venne tutta in corpo in una notte, come un accesso di febbre" attraverso la quale la 'belle époque" rivive in un ultimo palpito inebriante la sua languente agonia e ritrova nella gioia di vivere delle note e delle arie l'illusione di una rinascita perenne. Anche se di pura finzione. (f. cor.)BR LA VEDOVA ALLEGRA di Franz Lehàr, con la Compagnia di operette Corrado Abbati; Oggi (ore 21) al Cagnoni di Vigevano. Biglietti da 25 a 10 euro. Info: tel. 0381.82242.BR