Il vino allungato con acqua e zucchero
bTARANTO./b bDa un lato c'è l'allarme per un prodotto, il vino, non genuino, adulterato, arricchito in stabilimenti vicino a Taranto con zucchero per aumentarne la gradazione; dall'altro c'è la preoccupazione che l'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica tarantina, nell'ambito della quale sono indagate tre persone, provochi una paura eccessiva, ingiustificata, che vada a colpire un settore finora florido, sostenuto da un buon mercato anche estero.BR /b La vicenda sull'adulterazione del vino, confermata in una nota dall'Espresso, continua ad allarmare tutta la filiera nel momento in cui celebra i suoi «fasti» a Verona, dove Veronafiere ha dato mandato ai propri legali di «promuovere ogni azione volta a tutelare la reputazione e il prestigio del marchio Vinitaly, noto in tutto il mondo». Quasi contemporaneamente arriva la rassicurazione del governo italiano alla commissione Ue che aveva chiesto informazioni sulla vicenda ed il procuratore della repubblica presso il tribunale di Taranto, Aldo Petrucci, che insieme col sostituto Luca Buccheri conduce l'inchiesta sui mosti adulterati che sarebbero stati venduti da aziende tarantine a varie aziende produttici di vino, afferma che «nessuna sostanza cancerogena e' stata riscontrata fino a questo momento nei mosti sequestrati». Il ministero della sanità sottolinea che «le analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati hanno evidenziato il mero annacquamento del prodotto vino. Inoltre - continua la nota - l'ipotesi di adulterazione si fonda anche sul reinvenimento di altre sostanze utilizzate nella sofisticazione, che sono in corso di analisi e che sono state reperite nell'unico stabilimento interamente sequestrato».La portavoce Ue Nina Papadoulaki ha spiegato che l'Italia ha reso noto che «non ci sono rischi per la salute» e che l'indagine in corso riguarda «l'adulterazione di vino con acqua e zucchero nel mosto».BR L'inchiesta è nata da controlli compiuti lo scorso settembre in una cantina di Veronella (Verona), dove agenti del Corpo forestale di Asiago e dell'Ispettorato centrale per il controllo dei prodotti agroalimentari riscontrarono la presenza, accanto alle cisterne, di taniche piene di acido cloridrico. Dalla documentazione sequestrata, fu trovato un collegamento fra l'azienda di Verona e la Vmc, che ha sede a Massafra (Taranto). Per questa ragione gli atti relativi a questo troncone dell'inchiesta furono trasmessi dalla procura veronese a quella tarantina che ha iscritto tre persone sul registro degli indagati per il reato di adulterazione di sostanze alimentari. Sono Gaetano Guacci, di 54 anni, di Lecce, amministratore della Vmc (Vini, mosti e concentrati), che rifornisce aziende del Nord che commercializzano vino da tavola in brik; Giovanni Caramia, di 35 anni, rappresentante legale della Enoagri Export srl, che commercializza uva da tavola; e Donato Caramia, di 71 anni (padre di Giovanni), proprietario di due stabilimenti di Massafra dati in fitto alle due aziende. Entrambi gli opifici furono posti sotto sequestro il 31 gennaio scorso.BR