«Esempio per tutti nella didattica e maestro di vita»

b PAVIA./b Non solo un uomo di cultura. Marco Fraccaro era anche, se non principalmente, uno scienziato. Tra i primi a occuparsi di genetica in Italia quando l'argomento era ancora un 'avventura, resta tutt'ora il riferimento per molti studiosi. Il rettore bAngiolino Stella/b ne ricorda «la presenza importante a livello internazionale come scienziato, e l'esempio luminoso di dedizione al sistema universitario pavese. Ha testimoniato con convinzione il valore del campus universitario pavese, in particolare come rettore del Collegio Cairoli, vicino ai giovani, attento promotore di iniziative culturali, soprattutto in ambito artistico». Anche a nome dei colleghi, il professor bCesare Danesino/b, genetista all'università di Pavia, traccia cosi la sua figura: «Entrare in istituto da studenti o da giovani laureati e trovare un docente come Marco Fraccaro fu importante, se non decisivo. Perché, già in quegli anni, si stava creando una struttura aperta al mondo nel creare conoscenza. E poi c'era l'atteggiamento che lui aveva nei nostri confronti, nello spiegarci non solo ciò che dovevamo imparare, ma anche come lavorare. Il tutto in modo molto informale, con affetto e con battute che ricordo come fulminanti, ma sempre educate e rivolte a chi le poteva capire e quindi accettare. Potrei dire tantissimo di lui, vado per brevi ricordi. Ad esempio, la sua velocità nel correggere i lavori scienfici: una giornata, due al massimo; ben diversamente da come facevano altri... E, sempre diversamente da altri, ci permetteva e garantiva grande autonomia nella ricerca, senza mai chiedere che fosse aggiunto il suo nome nei nostri lavori». C'è poi l'aspetto strettamente scientifico: «Fu un innovatore - dice ancora Danesino -: in quegli anni era qualcosa di estremamente eccezionale occuparsi di genetica, quasi coraggioso. E ancora, negli anni Cinquanta, acquisire una posizione di dirigenza come genetista a Upsala era perlomeno inconsueto per l'Italia. Nel nostro Paese, infine, è stato un punto di riferimento per la genetica medica, un pioniere». Infine, l'amico, il professor bFaustino Savoldi/b: «Una grande perdita per Pavia e per la cultura. Ci siamo frequentati per 50 anni, che potrei dire? Beh, che era un uomo spiritoso e un grande organizzatore di cultura. Pochi lo ricordano, ma negli anni Cinquanta aveva fondato il primo cineclub di Pavia. Ed era un grandissimo tifoso dell'Inter. Non si perdeva mai una partita». (f. ma.)BR