Telefonate moleste, ma era l'allarme Prosciolta una dipendente dell'Asl
b PAVIA./b Le telefonate, a quell'utenza, arrivavano davvero. Ogni sera, puntuali. Ma non si trattava di molestie telefoniche, come sosteneva la Procura che aveva emesso un decreto penale di condanna nei confronti di Giovanna Crea, dipendente 53enne dell'Asl di Pavia. Le telefonate erano originate da un disguido nell'impianto di allarme. Che invece di collegarsi alla centrale, si connetteva a un numero privato di un 60enne di Vigevano.BR La difesa della donna, nelle mani dell'avvocato di Pavia Rosario Tripodi, è riuscita a dimostrare l'errore. E la donna è stata assolta dal giudice. «Nonostante l'evidenza della situazione - spiega il legale Tripodi - il pubblico ministero ha però chiesto ugualmente una condanna a sei mesi di arresto e 2mila euro di multa. Una richiesta assai sorprendente e che per fortuna non è stata accolta. Le indagini difensive avevano evidenziato senza dubbio che si trattava di un errore, come confermato dalla stessa ditta che aveva installato l'impianto di allarme». L'avvocato si era opposto al decreto penale di condanna per molestie telefoniche (che viene emesso quando si ritiene che ci siano prove di colpevolezza talmente evidenti da non rendere necessaria l'istituzione di un processo) e aveva dimostrato che l'accusa era infondata. Le telefonate partivano effettivamente dall'abitazione della dipendente dell'Asl, che vive a Bastida, ma la proprietaria ne era del tutto inconsapevole. E infatti a chiamare quell'uomo di Vigevano non era la dipendente dell'Asl, ma l'impianto di allarme che la donna aveva fatto installare da poco nella sua abitazione. La difesa ha studiato nei minimi dettagli i tabulati della Telecom, che evidenziavano come le telefonate partissero e arrivassero sempre alla stessa ora, intorno alle 9 di sera. «Abbiamo visto che le chiamate erano però automatiche - spiega Tripodi -. Servivano a monitorare il funzionamento dell'impianto di allarme. Solo che invece di collegarsi alla centrale, la telefonata, per un errore nella composizione del numero, commesso durante l'installazione dell'impianto, arrivava a casa di quel signore».BR Il 60enne in questione sentiva solo lo squillo, ma dall'altro capo del filo non parlava mai nessuno. Un disturbo, certamente. Ma non una molestia. Il processo, che si è concluso con un'assoluzione, ha svelato il mistero. (m. fio.)BR