E a San Martino è tornata a sventolare la bandiera tricolore

b SAN MARTINO./b Da ieri il tricolore è tornato a sventolare al Gravellone, esattamente come accadde 160 anni fa per mano di re Carlo Alberto. Un colpo sparato a salve poco dopo le 11 ha sancito lo storico momento. Oltre alla bandiera italiana San Martino Siccomario ha inaugurato, ad eterna memoria, un cippo: una arcata stilizzata, in acciaio, simbolo dell'unione d'Italia. Molte le autorità civili e militari che hanno presenziato alla cerimonia che ha visto gli interventi del sindaco, Renato Abbiati, del professore Gianfranco De Paoli (Istituto per la Storia del Risorgimento), dello scrittore Mino Milani e dell'assessore provinciale Renata Crotti.BR Alla realizzazione del monumento hanno contribuito Alberto Maccarini che ha elaborato il basamento in marmo; Luciano Brocchetta che ha ideato l'arcata stilizzata in acciaio predisposta da una ditta sanmartinese; Giovanni Civardi che ha creato la targa in bronzo che riporta le parole suggerite da Mino Milani: Varcato qui l'ingiusto confine che divideva italiani da italiani, il 29 marzo 1848 l'esercito piemontese guidato da Carlo Alberto deponeva l'antica insegna sabauda e, innalzando il tricolore, dava inizio alla prima delle due guerre che avrebbero portato all'indipendenza nazionale. Qui, dunque, per la prima volta sventolò la bandiera italiana. «Queste parole - ha detto il sindaco - sono scolpite in rilievo a memoria delle future generazioni affinché attraverso esse non venga dimenticato il sacrificio di quegli italiani che hanno saputo anteporsi in modo fiero e deciso ad un dispotico nemico che sembrava impossibile da sconfiggere». Ha tenuto alta l'attenzione dei presenti il racconto storico del professor De Paoli: «Qui è stato creato qualcosa che ha creato lo spirito dell'unità nazionale. Un fatto di cuore, ma anche di civiltà». Quindi i ringraziamenti al sindaco per l'iniziativa che «ha riacceso la speranza di farci sentire cittadini, legati ad un nobile passato». Un plauso all'iniziativa è arrivato anche dall'assessore Crotti: «Bene ha fatto il sindaco a volere questo monumento. La trasmissione dei saperi storici è la condizione essenziale per una civiltà e la sua cultura». A ricordo di quanto avvenuto il 29 marzo 1848 al Gravellone, quando l'esercito piemontese sostitui la bandiera sabauda con quella italiana, verrà donato a tutte le famiglie del paese un libro a firma di Marco Galandra. (r. co.)BR