Erba: «Pavia e il teatro, i miei amori»
b PAVIA./b bE' una piccola parete quella che separa il teatro dal supermercato, una parete come quella che Paolo Triestino e Nicola Pistoia alzano lentamente in scena nello spettacolo 'Muratori" scritto dal drammaturgo pavese Edoardo Erba che andrà in scena al Fraschini il 27 marzo. Ma mentre i due attori lavorano con cazzuola e cemento nel teatro ormai chiuso e destinato a diventare magazzino di supermarket, una misteriosa figura femminile verrà loro incontro per spalancare le porte di una dimensione incantata.BR /b bEdoardo Erba, quando e come è nato 'Muratori"?BR /b «E' uno spettacolo che da sei anni gira l'Italia in lungo e in largo e che continua a darmi grandi soddisfazioni. L'ho scritto a Roma in un periodo in cui il mio appartamento era sottosopra per via di alcuni lavori di ristrutturazione. Nel testo ho usato proprio il dialetto romanesco dei muratori che sentivo ogni giorno. E' una lingua cui il cinema e la televisione ci hanno abituato, ma che ho avuto cura di sistemare insieme agli attori e al professor Giovanardi, docente di dialettologia a Roma che ha insegnato per anni anche a Pavia».BR bLa storia è stata affidata a due grandi interpreti.BR /b «Paolo Triestino e Nicola Pistoia sono due ottimi amici, oltre che attori stupendi. Una coppia strepitosa che lavora insieme da anni. Si sono calati perfettamente nella parte dei muratori, amano questo spettacolo, lo portano in giro: devo tantissimo al loro impegno per il successo di questa pièce».BR bCosa vuol dire oggi scrivere per il teatro?BR /b «E' molto meglio ora che 20 anni fa, quando ho iniziato. Il teatro di regia aveva chiuso ai drammaturghi, grandi personalità come Streheler, capaci di riscrivere i classici, rendevano veramente esigui gli spazi per nuovi autori. Per noi è stato importante lo stimolo degli attori, che ci ha spinto a scrivere sulla contemporaneità».BR bCome si diventa drammaturgo?BR /b «Bisogna saper scrivere bene, e per il teatro... Battute a parte, un ragazzo che pensa a questa carriera è un incosciente: non abbiamo nessun tipo di sostegno statale - il che forse è uno stimolo - o di aiuto da parte dei teatri. È un lavoro che va supportato con altre attività: io ad esempio ho scritto per la radio, la televisione, mantenendomi comunque nell'ambito dello spettacolo. E ho potuto continuare la mia strada senza compromessi».BR bUna delle sue attività parallele è l'insegnamento universitario.BR /b «Una possibilità che mi offre l'ateneo pavese, con cui collaboro da tre anni. Non ho la pretesa di insegnare drammaturgia, quello che tengo è una sorta di laboratorio di scrittura. Cerco di mettere i miei allievi in una situazione professionale usando la stessa severità che uso con me stesso quando mi metto al lavoro».BR bCosa trova e cosa lascia quando passa da Pavia?BR /b «Voglio bene alla mia città, ci torno volentieri per ritrovare parenti e amici. Me ne sono andato agli inizi degli anni '80 cercando una dimensione più grande, dove poter crescere con il mio lavoro: l'ho trovata prima a Milano, poi a Roma, dove vivo. Quando sono a Pavia rimpiango la qualità della vita di provincia, è vero, ma quando torno a casa mi accorgo che preferisco pagare il prezzo, ritrovare quella dimensione caotica della grande città che corrisponde al mio carattere». (r.guazz.)BR