E cosi lui è sempre presente
BR «Osanna, benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d'Israele!» (Gv. 12,13). Dopo l'ingresso festoso a Gerusalemme, Gesù presenta e manifesta la sua unica regalità nel sacrificio della Croce.BR La Chiesa (nostra madre) attenta, sensibile e fedele al Vangelo, ci presenta in questa domenica, con Matteo, il racconto della Passione dove Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, è Re perchè crocifisso.BR Matteo 26,14-27,66. Testo redatto con molte allusioni bibliche orientato verso l'uso liturgico, diretto dalla fede e dall'amore; testimonianza d'una religione non d'evasione, ma d'impegno e di donazione. Le scene si susseguono con immediatezza e drammaticità, eppure in ognuna di esse è racchiuso un messaggio e un seme di salvezza.BR La cena pasquale (26,14-35): celebra il mistero della continua presenza del Cristo in mezzo al suo popolo.BR Nel Getsemani (26,36-46): Gesù è il modello perfetto orante che sperimenta anche l'aspetto di «agonia» che comporta la ricerca della volontà di Dio.BR L'arresto (26,47-56): Gesù ribadisce il suo appassionato amore per il perdono e la non-violenza.BR Il processo giudaico (26,57-75): è dominato dall'ultima grande rivelazione di Gesù davanti al suo popolo: «D'ora innanzi o vedrete il figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio venire sulle nubi del cielo». La solenne dichiarazione di messianicità, regalità e di divinità crea ormai il rifiuto totale di Israele e la timorosa debolezza del discepolo (il tradimento di Pietro).BR Il processo romano (27,1-31): sancisce la scelta di Israele (Barabba) e svela l'indifferenza (Pilato), ma anche la simpatia dei pagani (la moglie di Pilato) ed è l'ultimo ironico riconoscimento della regalità di Cristo (Re dei giudei) che la Crocifissione (27,32-50) renderà inaspettatamente vera.BR Sfila davanti alla Croce l'umanità che bestemmia (27,39), sfila il cosmo con le sue forze (tenebre e terremoto), sfila la nuova umanità liberata dal Cristo (i morti nei sepolcri).BR Ecco allora Paolo ci invita oggi insieme alla comunità primitiva, iniziando la celebrazione pasquale, a ripetere il credo conservato dall'apostolo nella forza sintetica che l'antica catechesi aveva tramandato fin dagli albori del Cristianesimo: «Cristo mori per i nostri peccati secondo le scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno secondo le scritture ed apparve». (1 Cor. 15,43).BR Con l'abbondanza di questa parola percorriamo con religioso silenzio i giorni della Settimana Santa, portando nel cuore alcuni spunti di riflessione:BR 1) Proclamiamo oggi la nostra fede nel Cristo morto e risorto. Proclamiamo la nostra speranza nell'umanità redenta e resa «figlia» di Dio. Proclamiamo l'amore che ci salva e che genera in noi l'amore.BR 2) La presenza dell'Eucarestia, la notte della preghiera al Getsemani, il perdono verso i nemici, la fede nel Cristo, figlio dell'uomo, la scelta tra bene e male che ogni uomo deve compiere con la responsabilità della sua coscienza, la croce di Cristo, segno di amore e di glorificazione: su questa trama dobbiamo percorrere le ultime ore di Gesù non nella fredda commemorazione di un rito, ma nella vicinanza nella fede e della liturgia pasquale.BR 3) La povertà radicale del servo del Signore, Cristo Gesù, giunge sino alla spoliazione totale. E' un appello all'abbandono e alla donazione senza riserve. Tutti i cristiani «seguendo Cristo principio di vita, nella gioia e nei sacrifici della loro vocazione, mediante il loro amore fedele, possono diventare testimoni di questo mistero d'amore che il signore ha rivelato al mondo con la sua morte e resurrezione. (Gaudium et Spes n. 52). Buona Pasqua!BR *parroco di Garlasco
don Giorgio Amiotti*