Usa, insorge Hollywood ma Bush tiene toni bassi
BR bNEW YORK. /bbIn un momento in cui l'appoggio della Cina, o almeno il suo silenzio, può essere cruciale per risolvere i tanti problemi internazionali ed economici della Casa Bianca, Bush non ha probabilmente voglia di inasprire i toni nei confronti di Pechino.BR /b Proprio per queste ragioni, verosimilmente, l'America ha usato soprattutto la cautela nel commentare i drammatici disordini di Lhasa. «Pensiamo che Pechino debba rispettare la cultura tibetana, che debba rispettare il multiculturalismo della sua società. Il presidente ha detto ripetutamente che la Cina dovrebbe avere un dialogo con il Dalai Lama», ha detto in una blanda dichiarazione il portavoce della Casa Bianca Tony Fratto. Da parte sua, il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormick, ha fatto sapere che l'ambasciatore americano a Pechino, Clark Randt, si è incontrato con il vice ministro degli esteri Zhang Yesui.BR Alla calcolata prudenza della Casa Bianca, tuttavia, si è contrapposto lo scandalo di gran parte dell'opinione pubblica americana e del mondo di Hollywood, che non ha esitato a schierarsi al fianco dei monaci tibetani. A prendere la parola per conto della numerosa comunità tibetana in America, è stato soprattutto l'attore Richard Gere. Gere, che si è convertito al buddismo più di vent'anni fa, è uno dei fondatori della Tibet House e presidente della International Campaign for Tibet, ha fatto il giro dei network televisivi e ha chiesto il boicottaggio delle Olimpiadi se la Cina non «cambia i suoi sistemi». «Ero contrario al boicottaggio», ha raccontato l'attore, «ma penso che se la situazione non sarà gestita nel modo giusto, allora dovremmo deciderci al boicottaggio». La situazione, ha raccontato Gere, si è deteriorata negli ultimi anni fino al punto di essere intollerabile, e una popolazione marginalizzata e privata delle opportunità educative e economiche era pronta a scoppiare «come una pentola a pressione». La rabbia dei tibetani è esplosa anche di fronte all'Onu, a New York. Alcune dozzine di giovani e vecchi esuli si sono radunati di fronte al Palazzo di vetro e tre di loro hanno cercato di entrare nell'edificio.BR
Maria Colombo