Bce: no ai salari indicizzati
bROMA. /bbNo a forme di indicizzazione dei salari che rischiano di innescare una spirale inflazionistica. E attenzione all'impatto che la crescita al rallentatore avrà sul risanamento dei conti pubblici italiani, visto che non ci sono significativi tagli alla spesa e che il pareggio di bilancio slitta a dopo il 2010. A lanciare il monito, all'indomani dell'ultimatum di Confindustria ai sindacati che mette in forse gli accordi del '93, è la Banca centrale europea.BR /b Andando a toccare il nervo scoperto dei rinnovi contrattuali in Italia - dove diverse sigle sindacali chiedono che i rinnovi salariali tengano più conto dell'inflazione reale - ma anche nella prima economia di Eurolandia, la Germania.BR La Bce - si legge nel documento - «segue con attenzione le trattative salariali» in Eurolandia e «nutre timori circa l'esistenza di forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo, che comporterebbe il rischio di shock al rialzo sull'inflazione». Il punto è - per gli uomini di Jean-Claude Trichet - che un'indicizzazione dei salari «innescherebbe una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull'occupazione e sulla competitività nei paesi coinvolti» proprio in un momento in cui ci sono «forti pressioni al rialzo sui prezzi nel breve periodo, riconducibili principalmente ai rincari dell'energia e dei beni alimentari», che terranno l'inflazione «su livelli significativamente superiori al 2% nei prossimi mesi», impedendo il taglio dei tassi.BR Una spirale inflazionistica salari-prezzi sarebbe «intollerabile» - ha detto Trichet. Ma dopo che l'Ocse ha certificato che gli stipendi degli italiani sono fra i più bassi dell'area, al di sotto non solo di Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche di paesi come Grecia e Spagna, l'appello della Bce alla responsabilità trova diversi detrattori.BR Come il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero: «La posizione della Bce ha un unico significato: la scelta di ridurre i salari reali». Mentre per il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci, quello della Bce «è un allarme da respingere perchè abbiamo bisogno sia di adeguare i salari all' inflazione e sostenere il potere acquisto siaaumentare la produttività e favorire la sua redistribuzione verso il lavoro dipendente».BR La crescita dei Quindici - secondo la Bce - tiene, ma rallenta e ci sono forti incertezze legate ai mercati instabili. Con conseguenze anche sugli impegni di risanamento presi dai governi di Eurolandia lo scorso aprile. All'Italia la Bce non fa sconti: i progressi nella riduzione del deficit, più che dimezzato nel 2007 rispetto al 4,4% del 2006 che aveva fatto scattare una procedura europea, sono «significativi».BR Ma L'Italia, come anche Francia, Grecia e l'Irlanda, non raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2010. E il ritorno a una «solida posizione di bilancio è posto a repentaglio dal rischio che la crescita del Pil in termini reali si riveli più debole di quanto stimato». Perché la «mancanza di misure specifiche di riduzione della spesa accresce l'incertezza sulle prospettive di risanamento». E «l'aggiustamento minimo previsto per il 2008 non è sufficiente per realizzare un miglioramento del saldo di bilancio strutturale pari allo 0,5% del Pil fissato dal Patto, risultando pertanto incoerente con l'accordo dell'Eurogruppo».(a.g.)BR