«Filippo è innocente: merita rispetto»
BR bGRAVINA. /bbLe lacrime sono scese sul suo volto di uomo duro e severo accusato, fino a poche ore fa, di aver ammazzato i due figli. Erano le 15 di ieri pomeriggio quando Filippo Pappalardi è uscito dal carcere di Velletri. Barba lunga, spettinato, con l'aria disorientata si è infilato nell'auto del suo avvocato, Angela Aliani e dopo cinque ore di viaggio è tornato a casa, in via Casale 123, a Gravina. Senza alcun tipo di scorta, e senza controllo. Non è uomo libero ma il gip ha concesso gli arresti domiciliari e ora la sua vita sarà accanto ai suoi cari. Una folla di circa cinquecento persone lo ha accolto applaudendo, ma lui non ha rivolto neppure uno sguardo ai suoi concittadini. Ed è entrato in casa.BR /b Non poteva farlo, il divieto di 'colloqui fonici e visivi con persone diverse dai familiari" è tassativo. In fretta, attorniato dai carabinieri di Gravina, è salito al terzo piano entrando a casa con il sorriso che poche volte si è visto sulla sua faccia. Ha abbracciato la convivente, Maria Ricupero, le tre figlie e tutti parenti che lo attendevano con ansia. Pappalardi potrà parlare solo con loro, con il suo legale ed eventualmente con i medici. «Innocente. Innocente. Il mio Filippo è un signore che merita rispetto. Il nostro primo pensiero è sempre per i figli, per Ciccio e Salvatore che non ci sono più». Cosi ribatte alle accuse Maria Ricupero, la sua compagna che difende con vigore il nucleo familiare devastato dal lutto.BR Anche la sorella più piccola di Pappalardi, Tina, aggiunge lacrime a quelle versate da Filippo: «In questi 20 mesi siamo stati abbandonati da tutti. Solo la fede ci ha fatto andare avanti e noi abbiamo avuto un miracolo nella disgrazia. Se non fosse stato per Michelino - il bimbo caduto nel pozzo dove sono stati ritrovati i corpi di Ciccio e Tore - l'Italia avrebbe ritenuto mio fratello responsabile della scomparsa dei figli. Il Signore ha aiutato un uomo che non ha colpa».BR Sollevata ma anche stanchissima, l'avvocato Aliani non si adagia alla prima vittoria: «Le nostre memorie sono state accolte anche se non sono mancati i coriandoli», dice il legale, «dal dispositivo emesso dal gip Giulia Romanazzi, si capisce benissimo che l'impianto accusatorio non c'è più. Per ora ci accontentiamo ma non è certo finita la battaglia. Per il futuro non ci mancherà la fantasia. Tutte le indagini, dal primo giorno ad oggi, sono state condotte con troppi forse e troppi ma».BR Non parla di vero successo, l'avvocato mette le mani avanti e nonostante sia soddisfatta che il suo assistito ora sia ai domiciliari, afferma che non è certo un 'successo pieno" ma un passo in avanti importante si.BR A pochi chilometri di distanza da Gravina, Rosa Carlucci, ex moglie di Pappalardi e madre di Francesco e Salvatore, si sfoga: «Per me ogni giorno è triste. Anche oggi lo è. Ho perso i miei figli. Li ho visti com'erano ridotti. Hanno fatto una morte orribile. Voglio solo che la giustizia faccia il suo operato in nome dei miei figli».BR Il veleno e i rancori della separazione e degli eventi drammatici sono vivissimi. Eppure il giudice aveva affidato a Pappalardi i due ragazzini. La madre, per il contesto familiare ed economico, non era stata ritenuta adeguata.BR L'intricata vicenda ha avuto un epilogo senza eguali, e Rosa Carlucci non si trattiene più: «Ciccio e Tore avevano paura del padre, avevano terrore delle sue malefatte. Disegnavano sempre delle bare e croci. Salvatore mi aveva chiesto che se fosse accaduto qualcosa di brutto a loro, io dovevo vendicarli». E che Ciccio e Tore vivessero un'infanzia non felice lo dimostrano i loro temi, lugubri e terrorizzanti. Le loro fughe per tornare dalla madre erano note e per questo Pappalardi non sopportava le ribellioni e i dispetti. La verità sul caso di Gravina non è ancora stata scritta del tutto. (r.riz.)BR
dall'inviata