Salari bassi e supertassati, questa è l'Italia

BR bROMA. /bbOra che lo dice anche l'Ocse (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sarà difficile negare che in Italia si deve arrivare a fine mese con mille euro. I salari italiani, spiega l'Organizzazione, sono al ventitreesimo posto fra i paesi maggiormente industrializzati: 19mila 861 dollari di media, pari a circa 13mila 200 euro.BR /b Se vi piacciono i raffronti sappiate che in Corea (primo posto) lo stipendio medio è di circa 37mila 500 dollari, mentre peggio di noi, in Europa, stanno solo in Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia, Turchia, Slovacchia e Ungheria. In Grecia, un tempo sinonimo di povertà, gli stipendi sono ben più alti: 25mila 572 dollari, e lo stesso accade per l'Irlanda, 26mila 720 dollari. Un divario che si fa sentire ancora di più se si confronta il nostro costo della vita con quello di chi guadagna di più e, soprattutto, con chi guadagna di meno.BR Siamo al posto 23 per i salari, ma molto più in alto in quanto a cuneo fiscale, ovvero percentuale del salario che se ne va in tasse e contributi previdenziali: sesto posto con il 45,9%. Al primo c'è il Belgio (55,5%), al secondo l'Ungheria (54,4%). All'ultimo posto, il 30º, il Messico con il 15,3%.BR L'Ocse ha fatto analisi anche più accurate, andando a vedere quanto pesa la fiscalità a seconda delle tipologie del nucleo familiare del lavoratore. Il singolo paga più tasse del nucleo familiare monoreddito con due figli, e anche qui l'Italia si distingue, nel male, rispetto agli altri paesi industrializzati anche se non siamo il fanalino di coda. A fronte di una media Ocse del 27,3% di cuneo fiscale per le famiglie con due figli, l'Italia segna nel 2007 un 33,8% (in crescita rispetto al 33,3% del 2006).BR «E' l'ennesima conferma che siamo un Paese povero - commenta Raffaele Bonanni, leader della Cisl - un Paese dove si è allungata drammaticamente in questi anni la forbice sociale fra chi ha un reddito elevato e chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese». «E' la certificazione del degrado dei salari in Italia - dice Nazzareno Mollicone, Ugl - da tempo gli adeguamenti contrattuali sono insufficienti e tali da richiedere soluzioni sempre più urgenti».BR L'analisi dell'Ocse, pur mettendoci in basso nella classifica dei salari, rileva comunque come ci siano nazioni dove anche le riforme adottate non hanno sortito gli effetti sperati. «In Germania, nonostante le riforme fiscali, il carico fiscale dei single con retribuzione uguale o inferiore alla media, non si è accresciuta nel periodo 2000-2006», si legge nella pubblicazione «Le imposte sui salari». Un aumento che si è invece registrato nel nostro Paese. Negli Stati Uniti nello stesso periodo è calata dell'1,6% la pressione fiscale sugli stipendi più alti (oggi la media Usa si attesta su 31mila 53 dollari con un cuneo fiscale del 30%). I lavoratori con figli che stanno meglio sono quelli di Australia, Ungheria, Irlanda e Nuova Zelanda, mentre l'aumento automatico della pressione legato all'inflazione, penalizza, oltre all'Italia, Corea, Grecia, Islanda e Messico.BR Soluzioni possibili in Italia? «Restituire subito ai lavoratori l'extragettito, lo prevede la Finanziaria», dice Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia.BR

Alessandro Cecioni