Anche noi dobbiamo vedere

BR Domenica scorsa, attraverso il simbolismo dell'acqua, Gesù si presenta alla donna samaritana come colui che soddisfa e da senso all'esigenze più profonde dell'uomo.BR In questa IV Domenica di quaresima, l'evangelista Giovanni, attraverso il racconto della guarigione del cieco nato, ci ricorda che Gesù non è solo colui che soddisfa le nostre esigenza più profonde, ma anche colui che illumina la nostra vita, colui che guarisce e purifica il nostro sguardo sul mondo, sul prossimo e su Dio. In questo senso, allora, siamo tutti ciechi, ognuno di noi ha bisogno di essere guarito dalle proprie cecità. Non commettiamo l'errore dei farisei che affermano di vederci benissimo e poi non riconoscono chi hanno innanzi a loro: il Messia, l'atteso d'Israele.BR Certo, la maggioranza di noi ci vede benissimo, ma basta un lutto, un fallimento personale, una tragedia familiare, un amore tradito e diventiamo ciechi: il cielo si fa nero e le nostre strade appaiano senza via d'uscita.BR Lasciamoci, quindi, illuminare dalla Parola del Signore, lasciamoci aprire gli occhi sul mondo, affinché sappiamo guardare la vita come la guarda Dio: l'uomo guarda le apparenze, Dio guarda il cuore (prima lettura).BR Durante la quaresima siamo invitati a chiederci chi è il Cristo per me. Cosi come se lo sono chiesti la samaritana, il cieco nato, i suoi vicini di casa, i genitori del cieco e i farisei.BR Nella narrazione del cieco nato emergono le posizioni più contrastanti nei confronti di Gesù:BR - Quella del cieco nato che in modo graduale, riconosce nel suo guaritore, il Messia. Prima lo riconosce come uomo, poi come profeta, infine come il Messia.BR - Quella dei genitori che, interrogati dai sacerdoti, non hanno il coraggio di prendere posizioni nei confronti Gesù, ma con astuzia rispondono di chiederlo al figlio oramai maggiorenne.BR - Quella dei vicini di casa che assumono un atteggiamento indifferente.BR - Infine la posizione dei capi religiosi che accusano Gesù di essere un falso profeta.BR Dobbiamo, tuttavia, ammettere che anche per noi non è facile riconoscere Gesù come il Messia (come il Signore della nostra vita). Siamo cosi certi della nostra fede nel Signore? Siamo pronti a dare la vita per Gesù? Siamo cosi disponibili ad accogliere e a portare la croce? O a testimoniare il perdono e la misericordia? A lasciarci umiliare come Lui?BR Certo, ogni Domenica proclamiamo solennemente la nostra fede in Gesù, magari, facciamo anche dei buoni propositi in un momento di preghiera, ma poi, concretamente, nella ferialità?BR Il cammino di fede è stato difficile per gli apostoli e lo è altrettanto per noi. Per questo dobbiamo chiedere al Signore, con tanta umiltà, come il cieco nato di essere guariti e illuminati dalla sua luce.BR I gesti che Gesù compie nel guarire il cieco nato possono aiutarci a rinnovare la nostra fede. Gesù, incontrando il cieco, fece del fango con la saliva, glielo pose sugli occhi e lo inviò a lavarsi alla piscina di Siloè, quegli andò fece ciò che Gesù le ordinò, tornò e ci vedeva.BR Due sono gli elementi che emergono in questa guarigione. Il primo la terra simbolo di umiltà. In latino terra si dice humus, da cui deriva humilitas (umiltà). Gesù plasma gli occhi del cieco con dell'argilla, come a dirgli: «Tu sei venuto dalla terra. Per tanto dal momento che accetterai il tuo essere terra e riconoscerai lo sporco che c'è in te tornerai a vedere». Essere ciechi è l'espressione dell'atteggiamento di chi rifiuta di guardare in faccia la propria realtà, di non voler vedere le proprie zone d'ombra. Ora chi ha un immagine di sé troppo idealizzata diventa cieco, non vede i propri difetti si erge al disopra degli altri.BR Il secondo elemento è l'incontro con il Cristo. Siloe, infatti, significa «l'inviato». Nella piscina di Siloe il cieco incontra Gesù, l'inviato di Dio. Per Giovanni questo incontro è un'immagine battesimale. Il battesimo è incontro con Gesù. E la Chiesa primitiva ha visto il battesimo come illuminazione, come luce. Il cieco incontrando il Cristo vede la luce ritorna a vedere. E riconosce Gesù non solo come uomo o profeta bensi come il Messia. l'inviato di Dio, il Salvatore. Questa è la luce che rischiara anche la nostra vita, come quella del cieco nato, nonostante le mille difficoltà che possiamo incontrare nella nostra vita, quando il pessimismo, il dolore, il lutto oscurano la nostra vita, l'incontro con Gesù (con la sua Parola, con i sacramenti, con la preghiera) illumina la nostra cecità. Le parole e il comportamento di Gesù irradiano una luce che rischiarano le tenebre dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti e d'improvviso tutto diventa chiaro per noi.BR *amministratore parrocchiale di Pieve Albignola e Scaldasole

padre Giuseppe Cuffari*