Bassolino: vado avanti, non diserto
BR bNAPOLI. /bLasciare, neanche a parlarne. Dopo aver raddoppiato il suo mandato di governatore della Campania (e aver confidato di essersene quasi pentito), l'indomani del rinvio a giudizio Antonio Bassolino resta sul trono. Da capitano di sventura più che da saggio timoniere, secondo l'opinione trasversale del foyer politico. Mentre attorno alla sua immagine si chiude l'orizzonte felice del Rinascimento napoletano, e dietro le colline di rifiuti spuntano otto capi d'accusa che rischiano di orientare la sua leadership su un binario morto. «Sento il dovere di andare avanti, io non ho fatto nulla di male» «non diserto, non ho intenzione di disertare abbandonando Napoli e la Campania» ha chiarito ieri Bassolino. Parole amare, arrabbiate, quasi un grido di dolore. «Ho cercato di dare una mano alla soluzione del problema rifiuti» ha aggiunto rispondendo ai giornalisti a Ercolano. Fiducioso in una soluzione positiva del caso giudiziario. «Sarà la stessa magistratura ad accertare che non ho commesso nulla di illegale... Quale interesse avrei avuto da tutto questo, la gara era già stata assegnata. Quindi, quale vantaggio avrei avuto?» E ancora, il risentimento. «Quando la mia estraneità emergerà il danno personale sarà già stato fatto, la moralità è la stella polare della mia vita».BR Sul futuro immediato. «Sento il dovere di dare un contributo a De Gennaro. L'ho sentito anche ieri sera, mentre arrivavano i lanci di agenzia. E poi sento il dovere, e ne abbiamo parlato oggi in Giunta, di portare avanti tutti i processi di sviluppo. Sarebbe traumatica un'interruzione di governo adesso». Qua e là, un mea culpa. «Ho pubblicamente ammesso le mie responsabilità sul piano operativo e sul piano politico. Ma non posso essere un capro espiatorio. Ci sono stati altri commissari in questi 14 anni. Ci sono state decisioni prese da presidenti del Consiglio dei ministri di diverse parti politiche. Non sono riuscito a fare i termovalorizzatori ma mi sono scontrato con il 'partito del no" e mi chiedo tutti questi signori si sono assunti le loro responsabilità?».BR Parole pronunciate da un fortino assediato, che ogni giorno perde pezzi. Ieri è arrivata anche la reprimenda di Marco Follini, responsabile Comunicazione del Pd. «Fossi in Bassolino mi dimetterei, ma io sono uno che ha le dimissioni facili e dunque non pretendo di fare testo». Invito che si aggiunge a quello di Antonio Di Pietro. «Penso che ci sia necessità di un atto di coraggio e di umiltà» ha detto il leader dell'Italia dei valori. «Questo perchè quando, dopo tanti anni che si fa il sindaco e il presidente della Regione, e la monnezza sta ancora li non si può dire che è solo colpa degli altri». In giornata è arrivato il tiepido soccorso dell'ex segretario Ds Fassino che si è detto certo che «Bassolino sarà in grado di valutare, di fronte al rinvio a giudizio, quale scelta migliore debba essere compiuta per tutelare i suoi cittadini». E una mano tesa dal leader del Pd Veltroni: «Penso che Bassolino abbia fatto cose di grandissima importanza per la sua città e per la regione. Ho già espresso la mia stima e la mia amicizia per Bassolino, e penso che di fronte a vicende cosi amare per lui l'unica cosa sia affidarsi alla sua coscienza, alla sua coscienza civile e sono sicuro che la scelta che farà sarà quella giusta».BR
Ferruccio Fabrizio