LIBRI DEI SOGNI E AMARE VERITA'

BR Subito al dunque: nessuno dei programmi elettorali sta finanziariamente in piedi se non si consumano in spesa pubblica improduttiva almeno 15 miliardi annui in meno di quanto si è fatto negli ultimi dieci anni. Ancora più al cuore del dunque: si può fare? Finanziariamente si, politicamente e socialmente proprio no: mancano ad ora sia le scelte politiche che il consenso popolare.BR Berlusconi: straordinari e tredicesime detassate, bonus bebè, quasi quattro punti di pressione fiscale in meno rispetto all'attuale e in più opere pubbliche, il Ponte, l'edilizia per i giovani, il quoziente familiare. Senza contare il nucleare, fanno circa 70/80 miliardi in una legislatura. Cui aggiungere altri 30 per il pareggio di bilancio entro il 2011 supponendo un Pil che dal modesto 0,5 del 2008 si risolleva negli anni successivi fino a sfiorare il due per cento. Sono cento miliardi di euro abbondanti di cui solo un quarto può venire da un'ipotizzabile crescita economica.BR Veltroni: dote per i nuovi nati, un punto di pressione fiscale in meno ogni anno, Tav, salario minimo. Cambia l'allocazione delle risorse, i programmi non sono fotocopie. Ma i conti no: qualcosa in più può venire dal non mollare sul recupero dell'evasione, ma sempre una sessantina di miliardi Veltroni deve trovare sul lato della spesa.BR Allora tagliare appunto la spesa? E' enorme, il 49% del Pil, ma è quasi tutta spesa corrente, cioè stipendi e funzionamento della macchina pubblica. Anche a voler mettere a pane e acqua il ceto politico si recuperano tre miliardi, vogliamo toglierne dieci all'anno a pensioni e sanità? Tagliare in realtà non si può. Bisogna incamminarsi sulla strada non della spesa minore ma della spesa migliore, quella che genera Pil e non lo consuma. Sospiro di sollievo, tutto più facile, tutti contenti, tutti d'accordo?BR Neanche un po'. Spesa migliore vuol dire scuole e università dove non si fa carriera, studenti e professori, per anzianità. Dove le famiglie pagano e chi non ha le condizioni economiche ed è bravo viene aiutato dalle borse di studio e dove i finanziamenti vanno non a chi ha più iscritti o laureati ma più brevetti e riconoscimenti. Spesa migliore vuol dire stipendi alti là dove la Pubblica Amministrazione abbrevia i tempi e facilita le procedure e stipendi fermi là dove la Pubblica Amministrazione è ferma. Vuol dire cambiare il modo di lavorare e guadagnare di milioni di italiani che, ogni volta che se ne parla, figuriamoci provarci davvero, fieramente si oppongono. Spesa pubblica migliore e non minore chiama attività privata sottratta alla dittatura delle corporazioni: nel commercio, nelle professioni, nei servizi. Niente più «filiera» che fa costare la carne al negozio dieci volte quel che incassa l'allevatore. Niente più decenni per costruire un'opera pubblica, niente rendita da appalto infinito. E' stato calcolato che il costo da inefficienza della spesa pubblica sia pari a 80 miliardi. Più o meno ci siamo con quel che manca per rendere realizzabili i programmi elettorali. Però quegli 80 miliardi sono un bel po' di milioni di voti che non arrivano se si dice la verità o se ne vanno se si fa sul serio. Chi farà «ripartire l'Italia» lo farà, se lo farà, almeno all'inizio malgrado gran parte degli italiani.BR

Mino Fuccillo