Dall'incubo amianto al nuovo quartiere
bBRONI./bb Almeno cinque anni di lavoro e qualcosa come 21 milioni di euro: tanto servirà per chiudere la partita con la ex Fibronit. Per mettere in sicurezza prima e bonificare poi 180mila metri quadrati di area dove per decenni si è lavorato amianto: veleno insidioso che ancora uccide a vent'anni dalla chiusura degli stabilimenti. E poi? «Broni è destinata a crescere - taglia corto il sindaco Luigi Paroni -. E siccome a sud ci sono le colline, l'area d'espansione può essere solo sull'area dell'ex Fibronit».BR /b La tecnologia offre possibilità insperate: basta aprire «Google Heart», programmino gratuito su Internet, per vedere l'immagine di Broni ripresa da un satellite. I 180mila metri quadrati dell'ex Fibronit e dell'ex cementifera sono più o meno un terzo del centro abitato di Broni. Un'area enorme a ridosso del centro storico che da mille metri d'altitudine spicca bianca. Bianca di fibre d'amianto. Il sindaco Luigi Paroni, sulla scrivania del suo ufficio, apre una tavola topografica sulla quale è già tracciato il percorso di massima di una tangenziale. «Broni è chiusa a sud dalle colline, e a nord-est da autostrada e ferrovia - spiega -. L'unica possibilità di espansione è a nord-ovest, sull'area che oggi è occupata da quel che resta dell'ex Fibronit e della cementifera. La città si svilupperebbe specularmente rispetto all'assetto attuale: una tangenziale attorno all'abitato porterebbe il traffico all'esterno, e i nuovi quartieri sarebbero collegati naturalmente al centro».BR bIl nodo della bonifica./b Una «Broni due» sulle ceneri della ex Fibronit. D'accordo. Ma 16 anni dopo il riconoscimento ufficiale che da li si sprigionava un veleno mortale, la bonifica non è nemmeno iniziata. Quando si dovrà aspettare perchè l'amianto sia eliminati e i capannonni smantellati? E quanto costerà tutta l'operazione? «Avevo già chiesto un incontro faccia a faccia con il ministro Pecoraro Scano - risponde il sindaco Paroni -. Poi c'è stata la crisi di governo e tutto si è fermato. Il prossimo appuntamento sarà con il nuovo ministro dell'ambiente, chiunque sia, per mettere in chiaro che non è accettabile che, dopo 16 anni dalla chiusura dell'ex Fibronit, si parli ancora della messa in sicurezza e non della bonifica finale. Su questa strategia è con me tutto il consiglio comunale che ha votato all'unanimità un ordine del giorno che approva la strategia». Va bene, ma la bonifica? «Per ora si parla soltanto di messa in sicurezza - prosegue il sindaco -. In 16 anni sono stati stanziati soltanto un milione e 400 mila euro che fino ad ora hanno permesso di eliminare il materiale contaminato da amianto stoccato sui piazzali. La le Regione ha appena stanziato 382mila euro che, insieme a quanto avanzato dallo stanziamento precedente permetteranno, entro l'estate, di mettere in sicurezza la cosiddetta 'terrazza". Venerdi il consiglio comunale approverà una convenzione con la Broni-Stradella Spa che permetterà di aprire la gara d'appalto: una ditta specializzata 'sigillerà" una parte dei rifiuti all'amianto prima che inizi la bonifica».BR bL'obiettivo finale./b Sigillare l'amianto, però, non significa eliminarlo. «Lo sappiamo bene - commenta il sindaco -. Per questo sto spingendo l'acceleratore sulla progettazione della bonifica finale. Solo per il progetto servono almeno 600mila euro che fanno parte dei due milioni e 300mila euro che dovrebbero arrivare a breve dopo la sigla dell'accordo di programma con la Regione. Poi servono altri 5 milioni di euro per iniziare lo smaltimento dell'amianto a partire dal gennaio 2009. L'ultima tranche di smaltimento, ancora da finanziare, dovrebbe iniziare nel gennaio 2011: l'agenda dei lavori prevede che entro la fine del 2013, l'ex Fibronit possa essere bonificata».BR bIl nodo discarica./b Cinque anni per smaltire tutto l'amianto dell'ex Fibronit. Ma dove andrà a finire? «Ci sono due opzioni - spiega il sindaco Paroni -. La prima è quella di realizzare una discarica sotto il sito dell'ex Fibronit: l'amianto trattato e stoccato, secondo tutte le evidenze scientifiche, non dà problemi. Sono le fibre volatili ad essere pericolose, non l'amianto in sè che, trattato e stoccato in discarica, è completamente inerte. La cifra di 21 milioni di euro per completare la bonifica si riferisce a questa ipotesi: se saremo obbligati a stoccare l'amianto in altre discariche, peseranno i costi di trasporto: e in questo caso la cifra finale potrebbe levitare fino a 31 milioni di euro».BR Ma davvero è compatibile l'idea di far sviluppare una città come Broni su terreni sotto cui è stato stoccato amianto? «L'amianto trattato e stoccato in discarica non è pericoloso - conclude Paroni -. Basti pensare che tutti gli acquedotti d'Italia sono realizzati in cemento-amianto. E dagli oneri di urbanizzazione dei nuovi quartieri, potremo ricavare almeno una parte dei fondi da restituire allo Stato che ci sta aiutando a risolvere un problema che angoscia l'Oltrepo».BR