AFFANNI A CENTROCAMPO I MALI DELLE MILANESI
BR Le difficoltà incontrate da Inter e Milan in Champions hanno un nome preciso: il centrocampo. Difficoltà diverse, obietterete, con l'Inter a un millimetro dall'eliminazone, mentre il Milan l'ha fatta franca. E ora potrà far valere il suo cumulo di esperienza a San Siro contro un Arsenal non irresistibile. Oltre le valutazioni legate ai risultati, le performance delle milanesi fanno pensare che il nostro sia un campionaticchio, un torneo in involuzione tecnica e tattica da anni, con i valori - e di conseguenza la qualità - diluiti in 20 squadre. Troppe.BR Preoccupa che contro due oneste formazioni britanniche il nostro pallone abbia faticato là dove si sviluppa il gioco, con Mancini e Ancelotti in difficoltà di fronte alle proposte di Benitez e Wenger. Assodato che l'Inter senza uno come Vieira al 100% non può affrontare l'Europa con aspettative di competitività e che non si può pensare di orientare la partita ad Anfield road schierando Chivu nella linea dei centrocampisti, i problemi dei nerazzurri sono cominciati subito contro il centrocampo folto dei Reds, gente ligia al dovere e con una venerazione per la dea Circolazione-di-palla. Da noi quasi sempre si pensa a dividere il campo in settori dove spesso l'unica condizione sono le distanze in verticale tra i reparti (la famosa squadra corta). E i centrocampisti centrali - quelli dell'Inter almeno - quando vincono il duello con i dirimpettai hanno risolto gran parte dei loro problemi. Il Liverpool, alternando circolazione di palla in orizzontale a ricerca della profondità, ha «disassato» il tandem Cambiasso-Zanetti e questo ha prodotto un effetto domino che in ultima analisi ha portato all'arretramento a protezione dell'area di rigore anche nella mezz'ora iniziale, dunque prima dell'espulsione di Materazzi. Anche il Milan, dove Gattuso e Ambrosini non sono oggi nelle condizioni di lavorare per Kakà e Seedorf, ha sofferto gli aggiramenti e i movimenti orizzontali della palla prima degli affondi che l'Arsenal affida al piede di Fabregas. E in almeno due occasioni si sono aperti varchi troppo ampi nella linea dei difensori centrali rossoneri. Per fortuna il togano Adebayor, quando è in serata storta, non la mette nemmeno a porta vuota.BR
Stefano Pallaroni