Mailat accusato anche di tentato stupro

bROMA./bb Dovrà rispondere anche del reato di violenza sessuale, oltre a quello di omicidio, Romulus Mailat, il romeno accusato dell'omicidio di Giovanna Reggiani, la donna aggredita il 30 ottobre scorso a Tor di Quinto, a Roma, e morta poi in ospedale per le devastanti percosse subite. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari di Roma.BR /b Il giudice delle indagini preliminari ha respinto una richiesta di archiviazione per il reato di violenza sessuale formulata dalla procura. L'autopsia escluse che Giovanna Reggiani venne violentata, ma l'accusa di violenza sessuale è stata contestata secondo le nuove norme ed in base al modo in cui fu ritrovata, agonizzante, la Reggiani, ossia senza biancheria intima, con i pantaloni calati e il torace scoperto.BR E' stata invece accolta la richiesta di archiviazione nei confronti di Vasile Vasili Neamtu, una delle tre persone che avrebbero assistito all'omicidio di Giovanna Reggiani, senza aiutarla: oltre a Neamtu, la madre di quest'ultimo Emilia Neamtu, la donna che assistette al delitto e che dette l'allarme, e il padre della compagna del giovane killer, Dorin Obedea, che avrebbe testimoniato davanti al magistrato di Bucarest, che l'ha interrogato su rogatoria dei colleghi della procura di Roma.BR Neamtu era stato accusato dallo stesso Mailat, ieri mattina presente in udienza, di aver partecipato all'aggressione. Mailat, apparso molto diverso dal giorno dell'arresto - capelli corti, sbarbato, maglione e pantaloni chiari -, ha assistito agli interventi di accusa e difesa a capo chino.BR La procura nei confronti di Mailat - ieri in aula completamente diverso dalle foto segnaletiche - aveva disposto il giudizio immediato per omicidio aggravato e rapina, reato che potrebbe essere integrato dall'accusa di violenza sessuale.BR Mercoledi era emerso che all'assassinio della Reggiani avevano assistito in tre senza muovere un dito per fermare l'assassino o aiutarla. Anzi, uno di loro aveva preso al volo la borsa strappata alla donna e l'aveva nascosta, come Mailat, il giovane killer, gli diceva di fare. Un'altra, proprio quella donna che poi ha dato l'allarme fermando un autobus, aveva addirittura suggerito a Mailat di buttare la vittima, ferita ma ancora viva, giù dal ponte.BR Ancora, altri due componenti della sciagurata comunità raccolta nella baraccopoli di Tor di Quinto, avevano nascosto il denaro e le piccole gioie che Giovanna teneva in borsa, una catenina, un paio di orecchini d'oro, per non farli trovare alla polizia e portarseli con loro tornando in Romania.BR Questo almeno è quello che raccontano le carte appena arrivate sul tavolo del magistrato della procura di Roma che indaga sul delitto, da Bucarest, dove sono state raccolte le testimonianze di Dorin Obedea, padre di Aurica, la compagna di Mailat Romulus, e Nicolaie Clopotar, compaesano, anch'egli passato per la baraccopoli di Tor di Quinto.BR