Sale ai massimi il costo del denaro

BR bROMA. /bA gennaio il costo dei prestiti in Italia ha toccato un vertice mai raggiunto prima. E questa è la prima notizia. La seconda è di segno opposto: sempre a gennaio il costo dei nuovi mutui immobiliari è tornato a scendere, di poco, cifre irrisorie, «ma si è invertita - spiega l'Ufficio studi dell'Abi, l'Associazione delle banche italiane - la tendenza rialzista che proseguiva da almeno 12 mesi».BR «Il tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie - dice l'Abi - in gennaio ha registrato un lieve aumento, collocandosi al 6,22%». A gennaio dell'anno scorso era esattamente un punto percentuale più basso, il 5,22%, nel gennaio del 2006 era al 4,72%. La media dei tassi dei mutui immobiliari è il 5,71%, a dicembre era al 5,72%, quindi c'è un lieve calo. Calo che è più evidente nei mutui nuovi che vengono negoziati, dice ancora l'Abi, al 5,31% mentre a dicembre il tasso era il 5,48%. Nel gennaio dello scorso anno si era, anche in questo campo, un punto percentuale sotto 4,48%.BR Sui mutui immobiliari l'Associazione delle banche italiane spende parole di ottimismo. «Dopo la crisi di agosto-settembre, dovuta ai problemi del settore subprime negli Usa, e a un massimo a inizio settembre, c'è stata una discesa fino a un minimo a novembre (5,66%) che rappresentava condizioni di quasi normalità».BR A dicembre, però, nuova crisi, «dovuta essenzialmente al tasso a un mese e collegata al fabbisogno di finanziamento a fine anno».BR Ora però «stiamo tornando ai livelli di metà novembre e i segnali del mercato finanziario sono di una maggiore tranquillità.BR Con febbraio questa tendenza dovrebbe consolidarsi e si dovrebbe tornare a condizioni più tranquille rispetto agli ultimi 5-6 mesi». A far variare al rialzo i tassi - spiegano ancora gli esperti dell'ufficio studi - c'è anche la variazione del rapporto fra mutui a tasso fisso e mutui a tasso variabile con quelli a tasso fisso che ormai hanno raggiunto il 65% del totale.BR L'innalzamento dei tassi di finanziamento va a incidere direttamente sui costi per le imprese oltreché sui costi per gli acquisti rateali. I tassi crescono, le richieste di finanziamento diminuiscono, ma qui a giocare un ruolo è, secondo l'Abi, la crisi che sta investendo il Paese. «Gli impiegi a breve termine rallentano, un fenomeno che sembra avvalorare segnali di rallentamento dell'economia italiana». Poi una segnalazione: «Non c'è nessuna stretta del credito da parte degli istituti: c'è solo una richiesta inferiore di finanziamenti a breve». E qui c'è da chiedersi il perché della precisazione. Nell'Ecofin di Oporto, a settembre, quando il governatore della Banca d'Italia analizzò i possibili effetti della crisi dei mutui americani sugli istituti di credito europei e italiani, ci fu chi si domandò se le banche non si apprestassero a chiedere maggiori garanzie, se il credito, insomma, non potesse subire qualche stretta.BR Ora Abi dice che non è accaduto, ma intanto gli impieghi complessivi delle banche italiane a gennaio sono aumentati del 9,4%, cioè calando rispetto al più 9,9% di dicembre e al +11,3% del gennaio dello scorso anno.BR Effetti indiretti della crisi dei mutui? Altri, secondo il Financial Times ne potrebbero venire. E per avvalorare questa ipotesi cita proprio le parole pronunciate dal governatore della Banca d'Italia al G7 di Tokyo: «Abbiamo visto meno svalutazioni in Europa che negli Usa, ma siamo a metà strada, non è ancora finita». Insomma, commenta il quotidiano finanziario inglese, «molte perdite devono venire ancora a galla».BR

Alessandro Cecioni