«Un ospedale senza dolore è possibile»
b PAVIA./bb Il dolore l'ha provato sulla sua pelle. E cosi una volta tornato al lavoro in ospedale Giuseppe Mentegari, 35 anni, per otto infermiere nel reparto di Chirurgia, per altri sette ferrista in sala operatoria, si è messo a disposizione del servizio di Anestesia della Rianimazione I. E con due medici anestesisti - Fabrizio Cavalloro e Massimo Allegri - si è messo a studiare le terapie per combattere il dolore. Un servizio partito in sordina, fuori dai turni di lavoro, poi istituzionalizzato. E ora la direzione scientifica del San Matteo progetta di estenderlo a tutti i reparti.BR /b Infermiere e anestesista, valigetta alla mano, fanno la spola tra i reparti del policlinico. Ovunque venga richiesta la loro presenza.BR «Non solo nelle varie cliniche chirurgiche, dove ormai da tempo seguiamo i pazienti operati - spiega Giuseppe Mentegari - ma anche dai malati oncologici, negli ambulatori, al centro per il mal di schiena dove lavoriamo con gli ortopedici, in neurochirurgia o dermatologia».BR Farmaci tradizionali ma anche tecniche innovative che rilasciano l'anestetico solo dove serve, per via epidurale.BR Obiettivo: sconfiggere il dolore. O almeno ridurlo. Perché se non soffre il paziente guarisce prima.BR Nelle Chirurgie, dove il progetto è avviato da tempo, si raccolgono già i risultati.BR «Solo un paziente su quattro chiede un farmaco aggiuntivo - spiega Massimo Allegri, anestesista - E nel 90% dei casi lo fa una sola volta nelle 48 ore. Vuol dire che la terapia funziona».BR Lo conferma il professor Paolo Dionigi, direttore della scuola di specializzazione in Chirurgia generale dell'Università, che ieri ha presentato i risultati dell'attività in un convegno sul dolore post-operatorio. «C'è stato un netto miglioramento nella percezione del dolore post operatorio rispetto a qualche anno fa - dice Dionigi - Questo contrasta con l'esperienza del passato quando i pazienti richiedevano frequenti somministrazioni di farmaci. Ora siamo al punto che chi è operato al colon, al fegato o allo stomaco si sveglia e non si lamenta per il dolore». L'infermiere 'dedicato" a questo servizio passa in reparto, al letto del malato, due volte al giorno. «Chiede quanto dolore prova in una scala da zero a dieci - spiega Allegri -. E' un valore soggettivo, ovviamente. Ma la media ad esempio nella clinica di Chirurgia addominale è buona: dal 2 al 3. L'infermiere diventa una figura centrale. E' personale preparato, ormai è una figura universitaria. E in ospedale abbiamo già messo in cantiere una serie di corsi per specializzarlo sulla terapia del dolore. Del resto sta a contatto con il paziente, in corsia, 24 ore su 24». Sulle strategie per lenire il dolore in Rianimazione I il primario Antonio Braschi e i suoi collaboratori insistono da tempo. E' da loro che è partita l'idea di un servizio di Terapia e Tecniche Antalgiche, alla quale si è poi aggregato anche Mentegari. Prima fuori dagli orari del lavoro, dopo il timbro finale del cartellino. Animati dalla passione per la ricerca. Prima volontari, ora strutturati. «Stiamo cercando di portare l'organizzazione a tutto l'ospedale - spiegano - Non solo per chi esce dalla sala operatoria ma anche nei casi di dolore cronico benigno, con ricadute pesanti sulla società. Dai tanti anziani afflitti dall'artrosi ai giovani con dolore invalidante che non riescono più a lavorare». Il modello funziona e il San Matteo l'ha già esportato in altri ospedali: Genova, Roma, Siena, Padova e presto anche a Milano.BR «Le potenzialità sono enormi - spiega Dionigi - La terapia del dolore è un aspetto importante ma non è il solo. Non si può prescindere dalla mobilizzazione e dalla nutrizione del paziente. Lo scopo è diminuire i fattori negativi che ostacolano la guarigione del paziente. Per un intervento sul tumore allo stomaco il paziente va a casa dopo 12 giorni. Ma se tutti - chirurgo, nutrizionista, anestesista, fisioterapista - lavorassimo insieme allo stesso scopo potremmo arrivare ad anticipare le dimissioni. La natura ha i suoi tempi fissi di guarigione ma non è impossibile abbreviare questo periodo. Fare quello che si fa in Danimarca, ad esempio, dove il primo giorno fanno alzare. Noi li mettiamo sulla sulla sedia e ci sembra già tanto».BR